Secondo Survival International, però, i migliori conservazionisti sono i popoli indigeni. Da anni l’associazione denuncia come dietro alcune azioni di conservazione delle specie animali, possano nascondersi abusi e violenze ai danni dei nativi. “In India – racconta a ilfattoquotidiano.it Francesca Casella, direttrice della sede italiana di Survival International – centinaia di migliaia di indigeni sono a rischio perché le loro terre sono state trasformate in riserve delle tigri. Il governo li sta sfrattando illegalmente dalle terre ancestrali nel nome della conservazione, accusandoli di danneggiare la fauna selvatica che, per i popoli indigeni, non rappresenta invece né una minaccia né un pericolo”. Ma nel 2011, la tribù dei Soliga ha ottenuto il riconoscimento dei diritti forestali comunitari all’interno della Riserva della Tigre ‘Biligiri Ranganatha Swamy Temple’, nello stato del Karnataka. “I Soliga gestiscono accuratamente le loro foreste da generazioni. Dopo quel riconoscimento, tra il censimento delle tigri del 2010 e quello del 2014 – spiega Francesca Casella – il numero di tigri nella Riserva BRT è raddoppiato, mentre l’aumento medio nazionale è stato del 30%. Non a caso i popoli indigeni custodiscono l’80% della biodiversità mondiale”.

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