Bisognerà aspettare domattina per avere certezze. Ma gli umori sul dato del Prodotto interno lordo italiano nel secondo trimestre dell’anno sono luminosi. L’attesa è per una crescita dell’1,3% rispetto ai primi tre mesi dell’anno, quando l’economia italiana stupì mettendo a segno un piccolo progresso dello 0,1%. Il paese è reduce del crollo dell’8,9% accusato nel 2020 ma per il 2021 è previsto un deciso, seppur non pieno, recupero. Il Fondo monetario internazionale prevede per l’intero 2021 un + 4,9%, un dato migliore della Germania che però avevano accusato una flessione più modesta nel 2020 e quindi beneficia di un “effetto rimbalzo” meno intenso.

L’ottimismo sul dato di domani trae origine dai dati economici già noti relativi al periodo in esame. A cominciare dal Pmi (Purschasing manager index che sintetizza le indicazioni dei responsabili degli acquisti delle aziende), salito a 55,1 punti, dove 50 segna la soglia tra contrazione ed espansione. Confindustria ha affermato pochi giorni fa di attendersi un “forte rimbalzo”. Il centro Svimez rimarca però come, ancora una volta, il paese si muova a due velocità con il Mezzogiorno che impiegherà almeno un altro anno e mezzo per recuperare i valori pre-pandemia.

Oggi è stato comunicato il dato sul Pil statunitense (calcolato con un sistema diverso e quindi non immediatamente confrontabile con i valori europei). Tra aprile e giugno l’economia è cresciuta del 6,5%, meno delle attese degli analisti, ma abbastanza per recuperare i livelli pre pandemia. Ancora una volta la spinta principale è arrivata dai consumi privati saliti di quasi il 12%. Un ulteriore spinta alla crescita americana potrebbe arrivare dal piano delle infrastrutture da mille miliardi di dollari, che rappresenta uno dei principali tasselli dell’agenda economica di Joe Biden. Dopo mesi di trattative il Senato ha finalmente deciso di avviare il dibattito in aula sul compromesso raggiunto da un gruppo bipartisan di senatori: un’intesa- secondo il presidente americano – “storica” e in grado di proiettare l’America nel futuro.

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