di Gianluigi Perrone*

Come noto, in Asia, a cominciare dalla democraticissima Taiwan, l’applicazione che controlla lo stato di salute degli utenti rispetto al Covid-19 è stata adottata dalle primissime avvisaglie epidemiche. Come funziona l’applicazione in Cina lo abbiamo spiegato già in un altro post, ma facciamo un piccolo riassunto.

L’applicazione non traccia i movimenti del possessore del telefonino, che è invece una funzione del telefonino stesso, sia esso un vecchio modello o uno smartphone. L’applicazione informa se l’utente è stato in zone considerate a rischio, le cosiddette zone rosse, negli ultimi 14 giorni (21 per quanto riguarda Pechino). In questo caso suona un allarme. Per fare il controllo bisogna scansionare un QR-code che si trova all’ingresso di ogni attività commerciale (in particolare centri commerciali). Nell’eventualità che all’interno dell’attività commerciale siano stati riscontrati casi di persone infette (e quindi non sia stato fatto il controllo all’ingresso), essa dovrà chiudere per un periodo indeterminato per controlli sanitari, poiché presumibilmente è diventato un potenziale focolaio.

Ciò spinge i gestori a effettuare per davvero questi controlli di ingresso. Altrimenti si creerebbe uno squilibrio commerciale tra chi sceglie di fare i controlli e chi no, poiché facilmente le attività che richiedono il controllo verrebbero svantaggiate rispetto a quelle che decidono di evitarlo, permettendo l’ingresso sia a clienti verdi che a clienti rossi, sobbarcandosi solo il rischio di salute ma non quello commerciale. In questa maniera si è certi che sia conveniente per tutte le parti avere il controllo della situazione medica.

In alcune aree, come Hangzhou, dove ci sono stati nuovi focolai, il sistema è più vicino all’idea del green pass europeo dividendo la città in aree dove sarà possibile accedere se c’è bisogno di fare 14 giorni di quarantena (rosso), 7 giorni (giallo, con possibilità di mobilità in alcune aree), o verde, ovvero passaggio libero a ogni area.

L’applicazione, Beijing HealthKit e Green Arrow, per chi vive nella Capitale, contiene anche lo stato vaccinale, e permetterà a breve di ritirare (per il corrispettivo di circa 7 euro) il passaporto vaccinale che è un documento di carta simile alla carta d’identità, ma di colore giallo (vedi foto). Questo renderà possibile in futuro viaggiare localmente e internazionalmente anche senza la quarantena, per quanto non siano ancora confermate le modalità del suo utilizzo.

In pratica, non viene costretto nessuno a fare nulla ma si è proposto e non propriamente imposto un sistema per cui è conveniente regolamentarsi per muoversi sicuramente e non invadere la libertà altrui. Xinhuanet afferma che 90% dei residenti a Pechino è vaccinato, Sinovac o Sinopharm, considerati molto più blandi dei vaccini occidentali, ma il Paese è ancora lontano dalla completa immunità.

*CEO di Polyhedron VR Studio a Pechino

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