Un nuovo emendamento del Governo sembrava poter ritardare i tempi per l’approdo in Aula alla Camera della riforma Cartabia sul processo penale, al momento in calendario il prossimo 23 luglio. Il testo – depositato alle 21 di giovedì dalla stessa Guardasigilli – eliminava una delle poche previsioni apprezzate dal Movimento 5 stelle: l’allungamento fino alla metà (la legge in vigore, la ex Cirielli, lo fissa a un quarto) del tempo di prescrizione (pari al massimo della pena prevista dal codice) a seguito di interruzioni del termine, disciplinato dall’articolo 161 del codice penale. La norma, come si osserva nella foto che pubblichiamo, compariva tra gli emendamenti del Governo trasmessi alla commissione Giustizia di Montecitorio mercoledì 14, non nella nuova versione depositata ieri e firmata digitalmente da Cartabia. Così, se la legge fosse approvata in questo testo, il termine di prescrizione sarebbe rimasto fissato al massimo della pena aumentato di un quarto.

La novità avrebbe anche avuto l’effetto far slittare l’esame del testo in Aula a dopo la pausa estiva: con l’ultimo deposito, infatti, i deputati avrebbero potuto chiedere di prolungare anche il termine per la presentazione dei propri emendamenti, al momento fissato a martedì mattina. Una proroga che il presidente della commissione, Mario Perantoni (M5S) sarebbe stato pronto a concedere: e che sarebbe riflettuta anche sulla data della discussione in Aula, che a quel punto avrebbe potuto solo essere rimandata a settembre (mentre il premier Mario Draghi insiste perché il primo sì arrivi entro l’estate).

Nella serata di venerdì, però – forse avveduto di questo rischio – il ministero della Giustizia ha diramato una nota in cui precisa che il testo modificato è giunto in Commissione “per un mero errore materiale“. Via Arenula fa sapere di aver “già chiarito tutto con una nota inviata ieri al Dipartimento affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi. E ha provveduto conseguentemente a trasmettere alla Commissione Giustizia il testo conforme e corretto a quello approvato dal Consiglio dei Ministri”. Nell’accordo nel Governo sulla riforma, si conferma, “è stato deciso che, in caso di interruzione, l’aumento della prescrizione può essere della metà dei tempi inizialmente previsti“.

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