“Se sulla vaccinazione eterologa c’è stata confusione non è certo dovuta al Cts”. Sergio Abrignani, immunologo della Statale di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico, respinge le accuse riguardo all’ennesimo cambio di linea sulla seconda dose per gli under 60 che hanno effettuato una prima somministrazione con AstraZeneca. Una settimana fa la prima circolare del ministero della Salute imponeva che “il ciclo deve essere completato con una seconda dose di vaccino a mRna”, quindi con Pfizer o Moderna. Venerdì in conferenza stampa il premier Mario Draghi ha annunciato la parziale retromarcia: “Chi non vuole è libero di fare la seconda dose di AstraZeneca”. E così è scritto nella nuova circolare emanata ieri (sabato) dal ministero. “Qualsiasi comunicazione possa danneggiare la campagna vaccinale è deleteria, non sta a me indicare eventuali errori. Ma ci tengo a dire che non è accettabile farci passare per un branco di ubriachi, che cambiano le indicazioni a caso”, spiega Abrignani in un’intervista alla Stampa. Leggendo i due pareri del Cts al riguardo non emergono incongruenze: resta la raccomandazione a utilizzare un vaccino a mRna per il richiamo. A distanza di una settimana il governo però lo ha “tradotto” in modo diverso. Ora il Cts è chiamato a scrivere un nuovo parere, questa volta sulla fine dell’obbligo di indossare la mascherina all’aperto. Dall’esecutivo e dalle forze di maggioranza arrivano già nuove pressioni: a inizio luglio, è l’indicazione della politica, deve arrivare lo stop.

“Siamo in una terra sconosciuta e dobbiamo adeguarci alle nuove evidenze scientifiche, modificando di volta in volta le indicazioni. In tutti i Paesi europei hanno fatto come noi”, spiega Abrignani riguardo alle raccomandazioni sul vaccino Astrazeneca e sull’eterologa. “Il premier ha fatto bene a intervenire, se ha percepito problemi di comunicazione e un difetto di chiarezza, ma quello che ha detto è in linea con l’ultimo nostro verbale”, osserva l’immunologo. Che poi spiega: “Noi diamo una forte raccomandazione a evitare i vaccini a vettore virale al di sotto dei 60 anni, per la prima come per la seconda dose. Per seguire la massima cautela, avendo alternative a disposizione. E questa raccomandazione resta, confermata dal premier, che però ha lasciato aperta la possibilità di fare la seconda dose con AstraZeneca: meglio che non completare il ciclo vaccinale, del tutto condivisibile“. A chi è preoccupato all’idea di sottoporsi al mix vaccinale Abrignani chiarisce: “Forse non tutti sanno che il principio attivo è lo stesso per Pfizer o AstraZeneca, cambia il vettore, virale o Rna messaggero, che scompare in brevissimo tempo. Resta la proteina Spike, che è la stessa ed è prodotta dalle cellule dei vaccinati: la paura che vaccini diversi possano entrare in conflitto è immotivata“.

I due pareri del Cts – Le considerazioni di Abrignani si ritrovano nel primo parere scritto dal Cts la scorsa settimana: per quanto riguarda il richiamo con AstraZeneca sotto i sessant’anni di età, “pur essendo i fenomeni trombotici assai meno frequentemente associabili alla somministrazione della seconda dose, in ottemperanza a un principio di massima cautela – si legge nel verbale – nonché in ottemperanza al principio di equo trattamento, si ritiene raccomandabile l’utilizzo di un vaccino a mRna“. Gli esperti, quindi, già una settimana fa raccomandavano l’eterologa: una raccomandazione che però il governo ha tradotto in un obbligo: “Abbiamo un messaggio chiaro su AstraZeneca, cioè evitare l’uso sotto i 60 anni e questo vale sia per la prima sia per la seconda dose”, diceva il ministro Roberto Speranza. Il messaggio è cambiato in meno di sette giorni, mentre il secondo parere del Cts ribadiva gli stessi concetti. Il Comitato, si legge, “conferma la raccomandazione, già espressa in data 11 giugno, all’utilizzo di un vaccino a mRna nei soggetti di età inferiore ai 60 anni”. Al secondo punto del parere, ribadisce appunto che “i fenomeni tromboembolici sono meno frequentemente osservati dopo somministrazione della seconda dose”. Quindi, in merito alla richiesta avanzata dal governo, conclude che qualora un soggetto di età compresa tra i 18 e 59 anni “rifiuti senza possibilità di convincimento il crossing a vaccino a mRna, il Cts ritiene che, nell’ambito delle indicazioni che provengono dalle autorità sanitarie del Paese e dopo acquisizione di adeguato consenso informato, debba essere garantita l’autonomia nelle scelte che riguardano la salute dell’individuo”.

Il pressing sulla mascherina – È stato quindi il governo a parlare prima di obbligo e poi a cambiare linea, prevedendo la libertà di scelta, sulla scorta di un secondo parere del Cts che però non è incoerente rispetto al primo. Ora l’esecutivo chiede agli esperti di mettere fine alla mascherina all’aperto: sabato il ministero della Salute ha richiesto un parere che arriverà nel corso della prossima settimana. Sul Comitato tecnico scientifico però arrivano già pressioni, perché l’esecutivo ha già in mente due date: il primo o il 5 luglio. Raggiungere questo traguardo è considerata una priorità perché in Europa, dalla Francia alla Germania, già è arrivato lo stop. Continua il pressing del centrodestra di governo, con Matteo Salvini che da giorni vuole intestarsi questa battaglia e sabato ha detto: “Ringrazio Draghi per avere chiesto il parere al Cts e spero che arrivi il prima possibile. Deve avvenire il prima possibile. Non ce la si fa più“. Oggi per Forza Italia ha ribadito il concetto Licia Ronzulli: “Speriamo di togliere questa mascherina il prima possibile e quindi il Cts si prenda le sue responsabilità perché all’aperto si può stare anche senza mascherina”. Mentre sabato anche il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, è stato perentorio: “Non possiamo perdere altro tempo, è un segnale anche per i turisti“.

L’avvertimento di Pregliasco – Sullo stop all’uso delle mascherine all’aperto il virologo Fabrizio Pregliasco commenta: “Direi di attendere ancora qualche giorno per valutare l’andamento dell’epidemia, ma mi sembra una scelta ragionevole, tenuto conto del fastidio di indossarle con il caldo”. Il docente dell’Università Statale di Milano, intervistato dal Corriere della Sera, avverte però che ci sarà “un colpo di coda” del coronavirus: “Mi aspetto un incremento dei contagi verso fine estate, quando la variante Delta sarà più diffusa, anche se il ‘liberi tutti’ è ormai una realtà e per questo l’impennata potrebbe arrivare anche prima – spiega Pregliasco – Credo che ci attenda un’estate abbastanza tranquilla. Il fatto di trascorrere più tempo all’aria aperta e i raggi ultravioletti che neutralizzano il virus sono due fattori che ancora una volta ci aiuteranno. Rispetto allo scorso anno abbiamo inoltre un’arma in più, i vaccini. Tuttavia temo che potremo andare incontro a una situazione simile a quella che sta vivendo la Gran Bretagna“. La variante Delta è già in Italia e “mi aspetto che, come è già successo nel Regno Unito e negli Stati Uniti, diventi presto dominante anche da noi. Per questo tutti dobbiamo mantenere alta la guardia. Secondo i bollettini di questi giorni ci sono circa cento mila persone positive, ma sappiamo che potrebbero essere il doppio, forse il triplo”, conclude Pregliasco.

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