“Criticità organizzative ma non di particolare gravità rispetto all’Ospedale di Vergato”. Questo il commento espresso dall’Ausl di Bologna sulla tragica vicenda della morte del cantante Michele Merlo. Si chiama tecnicamente audit clinico-organizzativo ed è stato reso pubblico dall’ente sanitario bolognese a 72 ore dal decesso del 28enne ex concorrente di Amici e X-Factor. Sono state così ricostruite tutte le tappe “ospedaliere” del ragazzo: l’accesso all’Ospedale di Vergato nel pomeriggio del 2 giugno, il soccorso in emergenza, e il successivo ricovero presso la Rianimazione dell’Ospedale Maggiore, a partire dal 3 giugno. In tutto questo Ausl Bologna afferma che “sulla base dei documenti disponibili e delle testimonianze dei professionisti coinvolti, evidenzia alcune criticità sotto il profilo organizzativo rispetto all’Ospedale di Vergato, ma non di particolare gravità, confermando invece, in tutti i momenti, l’adeguatezza dei processi clinici e assistenziali”.

Secondo la ricostruzione dell’ente sanitario locale, Merlo si sarebbe recato autonomamente – l’Ausl specifica “dove sono presenti le indicazioni di accesso al Pronto Soccorso e alla sede della Continuità Assistenziale” – nel primo pomeriggio del 2 giugno all’Ospedale di Vergato, presidio ospedaliero sulla Porrettana che conduce a Pistoia, tra i diversi ospedali presenti nel comune di Bologna a 40 km e quello presente nel comune di Porretta che ne dista 13. “Come per ogni giorno festivo la figura sanitaria incaricata del controllo della temperatura è l’infermiere che presta servizio in Pronto Soccorso e la temperatura risultava regolare, secondo le normative antiCOVID”, viene spiegato nell’audit. “L’infermiera sulla base di quanto riferito dal signor Merlo, a richiesta sui tempi di attesa, precisava che non era in grado di stimarli essendoci alcuni pazienti in carico al Pronto Soccorso. L’informava altresì della presenza, nella stessa sede, del Medico di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica), al quale il signor Merlo ha optato di rivolgersi”. Insomma, sarebbe stato Merlo a decidere di non attendere la fila al pronto soccorso e alle 15.50 sarebbe stato visitato dal Medico di Continuità Assistenziale che effettuata l’anamnesi “visitava il paziente riscontrando un quadro patologico dell’apparato faringeo, prescrivendo quindi un farmaco antibiotico”.

Passate 32 ore il 3 giugno alle 21 e 52 la Centrale Operativa 118 ha ricevuto la chiamata di soccorso da Merlo (che si trovava a casa della fidanzata a Luminasio, esattamente a metà tra Vergato e Bologna ndr) ed ha assegnato un codice Rosso con invio di automedica e ambulanza che hanno raggiunto Merlo alle 22.09. “Immediate le manovre di stabilizzazione delle condizioni vitali del paziente, condotte correttamente nonostante il contesto relazionale fosse in quel momento influenzato dalla drammaticità delle condizioni del signor Merlo”, spiega ancora il rapporto interno dell’Ausl. “Alle 22.40 l’ambulanza, con il medico a bordo, ripartiva verso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore di Bologna con codice di massima gravità, dove giungeva alle 23.22. Sottoposto ad indagini multiple urgenti, il paziente veniva quindi ricoverato presso la Rianimazione dell’Ospedale Maggiore”. La diagnosi immediata al pronto soccorso ha evidenziato “una grave emorragia cerebrale spontanea e la necessità, pertanto, di un intervento neurochirurgico urgente, eseguito alle 2.22 del 4 giugno”. Intervento conclusosi due ore dopo con ricovero di Merlo in rianimazione, ma seguito da un ulteriore aggravamento progressivo del quadro clinico sino alla morte sopravvenuta il 6 giugno alle 21.45.

Il materiale finito sul tavolo della Procura di Bologna, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e messo in moto le indagini dei Carabinieri del Nas, presenta un punto critico, ovvero quella mancata visita al Pronto Soccorso di Vergato a metà pomeriggio del 2 giugno con Merlo che avrebbe scelto una più rapida visita dalla cosiddetta Guardia Medica per non rimanere in attesa dei pazienti da smaltire al Pronto Soccorso. Reparto d’urgenza che però, come spiega Giuseppe Argentieri, sindaco di Vergato, contattato dal Fattoquotidiano.it, ha un orario ridotto dalle 8 del mattino alle 20 e quindi non fornisce un servizio 24 ore su 24. “L’orario è stato ridotto per utilizzare il personale nell’emergenza Covid con l’impegno scritto di riattivarlo finita l’emergenza 24 ore su 24”. “Anche nel 2020 l’orario del Pronto Soccorso era stato ridotto dalle 8 alle 20 per emergenza Covid, poi di nuovo riallungato durante l’estate e di nuovo accorciato in autunno 2020 fino ad oggi”, afferma Morris Battistini, coordinatore di Forza Italia dell’Appennino.

Sono anni che l’Ospedale di Vergato viene depotenziato con il trasferimento di reparti chiave come quello di ortopedia nell’Ospedale di Porretta per poi dire che a Vergato gli accessi diminuiscono e la struttura va depotenziata. E’ una strumentalizzazione atta a distruggere questo presidio sanitario cruciale per la valle del Reno”, continua Battistini. Solo il 1 giugno scorso, 24 ore prima l’inizio del fatale iter ospedaliero di Merlo, davanti all’Ospedale di Vergato era stato organizzato un sit-in del Comitato Noi Voi Vergato per rendere funzionali gli spazi inutilizzati dell’ospedale e rinforzare l’offerta sanitaria. “Il terzo piano dell’ospedale è totalmente vuoto e a breve verranno trasferiti gli uffici della presidenza del Distretto sociosanitario. Per questa riqualificazione sono stati stanziati 750mila euro. Pensiamo che invece visto cosa è accaduto con l’emergenza sanitaria pandemica quei soldi andrebbero investiti in ben altro – conclude Battistini – ad esempio con il ritorno del reparto di chirurgia d’emergenza e del ripristino immediato del pronto soccorso 24 ore su 24”.

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