Un post sul suo blog. Uno scritto politico che parla di finanza, che non può più essere speculativa – come è stato da sempre e finora – bensì sostenibile. E questa deve essere la strada che l’Italia e il Movimento 5 Stelle devono indicare e per cui devono lavorare. È il messaggio del fondatore del M5s Beppe Grillo, che torna a parlare di economia. La premessa è la grande crisi del 2007/2008: “La memoria di molte persone è breve e, similmente all’ingenuità, è di solito inversamente proporzionale alla cultura posseduta. Ecco pertanto che la ‘lezione’ della grande crisi del 2007/2008 è stata da molti già dimenticata, complice il circolo vizioso tra la finanza stessa, la politica, le grandi imprese, e i mass media che troppo spesso sono finanziati dai tre soggetti suddetti – ha scritto Grillo – Perciò, nonostante sia ormai un dato storico assodato e incontrovertibile che la grande finanza è strutturata su un fragilissimo piedestallo di scommesse e speculazioni, tanto rischiose quanto immorali, si continua a non apportare i necessari aggiustamenti, e a subire pertanto gravissime e costosissime conseguenze in termini tanto economici quanto umani”.

In questo stato si è inserita l’emergenza Covid e per tale motivo “ora la politica con la ‘p’ maiuscola non può più tollerare tutto ciò”. A sentire il fondatore del Movimento, la pandemia “ha ‘portato i nodi al pettine’, e ci sta avvisando che non possiamo più continuare con il business as usual, cioè come al solito”. Nonostante ciò, però, nulla si è mosso “se oramai praticamente più nessuno al mondo discute quanto sia indispensabile il passaggio dalle ‘fossili’ alle ‘rinnovabili’ nel settore energetico” e visto che è “ancora troppo scarso è il dibattito e le azioni conseguenti per il passaggio da una ‘finanza speculativa‘ ad una ‘finanza sostenibile‘”.

Grillo, poi, ha sottolineato che “il guadagno è un valore sacrosanto, l’iniziativa imprenditoriale è libera, ma come prosegue l’art. 41 della nostra bella Costituzione, ‘non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana‘, cosa invece che sta maledettamente ed enormemente facendo”. L’ex comico, poi, ha passato in rassegna le ‘prove’ della sua tesi: “Dai finanziamenti al settore bellico, a quelli al settore fossile che ancora proseguono, dal coinvolgimento nel riciclaggio del denaro sporco ai rapporti d’affari con le multinazionali che deforestano, sino ad arrivare al più recente fenomeno del marketing aggressivo verso milioni di singoli cittadini – ha spiegato Grillo – in cui si promettono guadagni favolosi a fronte di investimenti moderati, che invece finiscono quasi sempre per ingrassare esclusivamente il gestore e rovinare il cittadino, con migliaia di casi in Italia che si stanno velocemente moltiplicando a causa del numero elevatissimo di telefonate di approccio che lusingano i cittadini”. Per avvalorare la sua analisi, Grillo ha fornito anche un dato significativo: “Solo un dato per far capire le entità di cui stiamo parlando: dall’inizio della pandemia, a livello globale il denaro messo a disposizione dai governi di tutto il mondo per ristorare i danneggiati e combattere il virus è stato di 10mila miliardi di spesa effettiva e poi 6mila di prestiti e garanzie (Fonte: Fondo monetario internazionale – Fiscal monitor aprile 2021 fine di pagina 9). Bene – è la spiegazione del fondatore M5s – quindi 16mila miliardi di aiuti a livello globale per il Covid19, mentre i denari che vennero messi a disposizione tra il 2008 e il 2010 per contrastare le grandi crisi bancarie di quell’epoca furono circa il doppio (circa perché non esistono rapporti ‘ufficiali’ in merito)”. Non poteva mancare la vicenda enorme dell’elusione fiscale “grazie al quale tante multinazionali (non solo le grandi, il fenomeno è ormai diffusissimo anche nelle medie e piccole, tramite offerte e gestione via internet) non pagano le tasse dovute, con il risultato che tutti gli altri devono pagare anche la loro quota, per far funzionare lo Stato”.

Dopo aver esposto il quadro, Grillo è arrivato alle conclusioni: “L’Italia da sola non può essere determinante. Può però, e deve, sollevare con grande forza il tema, sia a Bruxelles presso l’Unione Europea, sia nelle altre sedi internazionali, chiamando a raccolta gli ‘Stati di buona volontà’ – ha sottolineato – Così come l’Europa sta finalmente pensando di implementare un meccanismo più efficiente per far pagare chi inquina, ora va finalmente concretizzato uno strumento per frenare le speculazioni finanziarie, cioè il 95% delle operazioni complessive, e che sono probabilmente in parte responsabili del recente aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime di cui tutti ci siamo dovuti accorgere recentemente. Questa tassa non peserebbe sulle tasche dei cittadini ‘normali’ – ha sottolineato Grillo – ma solo su quei soggetti che operano pesantemente sui mercati speculativi, mentre viceversa porterebbe nelle casse pubbliche dell’Ue circa 200 miliardi di euro. Il Parlamento europeo ne parla dal 2011, da 10 anni”. Per questo, ha concluso Grillo, “non possiamo più aspettare, il M5S e l’Italia indichino la direzione“.

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