Stando a quanto riportano i media cinesi, le autorità di Pechino hanno avviato un’indagine sulla morte dei 21 corridori che sono stati colti dal maltempo sulle montagne dello Giansu. La maratona, con 172 partecipanti, si è conclusa in tragedia dopo alcuni di questi non sono riusciti a sopravvivere alla grandine e al freddo che hanno colto la famosa meta turistica cinese. Così, gli organi di polizia provinciali hanno istituito un team investigativo per chiarire le cause dell’incidente, e capire perché – secondo le testate locali – gli organizzatori ignorassero gli allarmi del Gansu Meteorological Bureau che venerdì aveva messo in guardia proprio in merito “improvvisi rovesci, grandine, fulmini, venti di burrasca” in tutta la provincia.

Dal racconto di chi si è salvato emerge che le temperature sono scese in maniera improvvisa, arrivando a toccare i -24 gradi. Luo Jing, uno dei maratoneti, ha riferito ai microfoni dell’emittente statale Cctv di aver visto i corridori “lottare per tornare giù dalla montagna indossando solo magliette e pantaloncini.”

“Il vento era troppo forte e sono caduto ripetutamente – ha scritto invece Zhang Xiaotao in un post sul social media Weibo – I miei arti erano congelati e mi sentivo come se stessi perdendo il controllo del mio corpo. Ho avvolto la mia coperta isolante intorno a me, ho tirato fuori il mio localizzatore GPS, ho premuto il pulsante SOS e ho perso conoscenza.”

Lo stesso poi racconta che quando è rinvenuto, ha scoperto che un pastore lo aveva portato in una grotta, messo accanto al fuoco, avvolgendolo in una coperta per far sì che riprendesse temperatura. Sempre secondo i media, le autorità sportive cinesi hanno assicurato una stretta sulla sicurezza delle prove di atletica estrema in tutto il Paese, anche e soprattutto sulla spinta dell’indignazione montata sui social media. Quasi 100 milioni di utenti hanno visto l’hashtag “L’incidente della maratona del Gansu è naturale o provocato dall’uomo?”.

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