Caro Franco, tu che non volevi essere chiamato Maestro, ma che sei stato il Maestro puro di tanti di noi, adesso sei suono e luce. Finalmente sei andato dove da qualche anno volevi andare, “nell’al di là”, dicevi. “Grande”, “immenso”, “rivoluzionario”, “coltissimo”, “spirituale”. Tutto vero. Nel tuo caso non c’è una sola parola, un solo aggettivo retorico, melenso, anche se, sono sicura, te la riderai dovunque ti trovi.

Come riderai di questo mondo di potenti mediocri. Per tante generazioni di catanesi sei stato un punto di riferimento assoluto. La nostra ispirazione, il nostro orgoglio per avere un genio come te a rappresentare l’altra faccia della Sicilia macchiata dalla mafia e da una informazione serva. Quanto ne abbiamo parlato! La vita mi ha regalato, tu mi hai regalato alcune indimenticabili conversazioni che custodisco gelosamente nella memoria e nel cuore. Con gratitudine.

Eri riservato (pure io), ma due piccole cose mi piace accennarle, per ricordarti. Quando vivevamo a Milano, parlavamo della “nostra Etna”, luogo dell’anima e lì hai concluso la tua vita su questa terra, avevamo anche un ristorante in comune dove andare a mangiare, sul versante Nord della montagna. Rido ancora pensando a quando mi hai fatto il test di siciliano. Eravamo chiusi in uno studio di registrazione, tutti in attesa per una tua intervista, ma ti sei messo a parlare con me di politica, di giornali. Poi, improvvisamente, sei passato dall’italiano al siciliano e anch’io. Sei scoppiato in una risata, ma dolce: “Non ci siamo, puoi migliorare, si capisce che traduci dall’italiano”. Ovviamente avevi ragione. Non ho avuto modo di raccontartelo, ma subito dopo ho fatto un corso intensivo con la mia famiglia.

L’ultimo flash è il concerto di Roma con Alice, novembre 2016. Avevo pudore, come sempre, non volevo disturbarti, ma tu, grande, generoso, come sempre, mi hai fatto un cenno con la mano per avvicinarmi: “Sono contento che sei venuta a trovarmi”. Tu a me! Ci siamo parlati qualche minuto e poi mi hai regalato un sorriso.

Il mio egoismo ti vorrebbe ancora qui in carne e ossa, per ascoltarti, per aprirci le menti. Ma so che hai raggiunto un’altra dimensione dove eri già da molto tempo, dovevi solo liberarti dal corpo, da diversi anni un gran peso. E io sono felice per te. Per sempre grata. La tua musica, la tua arte non ci lascerà mai. Grazie, Franco. Con tutto il cuore.

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