Resistere allora significò combattere, rischiare di morire. Ma significò anche curare, accogliere perseguitati, testimoniare la propria umanità. Significò scrivere e parlare. Preparare con le idee nuove il tempo della libertà per tutti. Significò coraggio e speranza. Nel momento più buio e drammatico della nostra storia molti italiani, a prescindere dalle loro appartenenze politiche, culturali e religiose, risposero prima di tutto alla loro coscienza per opporsi alla violenza, alla dittatura, all’ingiustizia. In nome della libertà. Resistere fu anzitutto un’assunzione di responsabilità personale, talvolta pagata con la vita. Una disponibilità al sacrificio, una scelta rischiosa fatta come atto di amore per la Patria, per la propria comunità. Un regalo alle generazioni che sarebbero venute dopo”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 25 aprile.

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25 aprile, Mattarella ai giovani: “Spinta morale dietro scelta partigiana”. Draghi: “Non tutti gli italiani furono ‘brava gente’, immorale non scegliere da che parte stare. Questa ricorrenza non invecchi”

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