“La mia indagine è volta a stabilire le cause della morte del signor Stefano Paternò. Uno dei lasciti peggiori di questa pandemia è che stiamo perdendo la sensibilità verso la morte, rischiamo di non fare più caso alla tragedia che dietro c’è ogni morte per i familiari, i parenti, gli amici, i colleghi. La cosa fondamentale è dire a queste persone come è morto. L’indagine deve essere completa e stiamo cercando di fare in modo che lo sia, il più completa possibile senza escludere nessuna ipotesi sperando che si possa stabilire che non c’è nessuna correlazione, se non il dato temporale, tra la somministrazione e la morte”. Gaetano Bono, 37 anni, è il pubblico ministero di Siracusa che indaga sulla morte del militare della Marina, 43 anni, che l’8 marzo all’ospedale di Augusta si è sottoposto alla prima dose del vaccino Astrazeneca ed è spirato nella notte del 9.

Gli indagati in questa inchiesta per omicidio colposo sono quattro – tra cui Lorenzo Wittum, amministratore delegato di AstraZeneca in Italia – e le altre tre persone raggiunte dall’avviso di garanzia, notificato da carabinieri del Nas di Catania, sono un medico e un infermiere dell’ospedale militare dove è stato somministrata la dose, e un medico del 118. Tutti iscritti solo dopo che sul tavolo del magistrato è arrivata la prima informativa del Nas che ha effettuato i sequestri in tutta Italia del lotto Abv2856. Provvedimento deciso in tutta Italia solo dopo che erano emersi, sempre in Sicilia, due sospetti decessi e quindi ordinato per “ragioni precauzionali”. Da quel lotto sono state somministrate 215mila dosi e non sono emerse altre criticità. L’autopsia sarà eseguita sabato pomeriggio e il pubblico ministero ha deciso di essere presente proprio per la delicatezza dell’inchiesta e per le conseguenze che potrebbe avere: “È importante che la campagna vaccinale non si interrompa. Gli allarmismi, almeno sulla base di questa indagine, non sono giustificati. Quello che conta, quello che è importante è che passi il messaggio che non c’è una evidenza sulla causa della morte. Non possiamo dire che è il vaccino Astrazeneca che ha causato la morte. Abbiamo soltanto un dato temporale e le indagini le stiamo facendo per questo, per capire. Ancora non sappiamo cosa è successo“.

Per capire la procura ha nominato quattro consulenti: un medico legale, un esperto di tossicologia, un infettivologo e un esperto di ematologia specializzato in emostasi e trombosi. L’appello alla calma e al buon senso non è solo una predica perché il pm due ore dopo aver ricevuto la denuncia della famiglia del militare è andato a farsi inoculare la prima dose del vaccino Astrazeneca. “Ritornavo da un’udienza e sulle scale ho incontrato il mio procuratore che mi ha avvertito che la Asp di Siracusa aveva chiamato anche noi magistrati, sono andato e mi sono messo in fila serenamente”.

Innanzitutto come sta?
Bene, anzi benissimo. Nessuna complicazione.

Neanche un po’ di mal di testa?
Ho avuto il giorno dopo gli effetti comuni connessi ai vaccini in generale e a questo in particolare cioè qualche dolore articolare. Mi sentivo come il giorno dopo un’influenza. L’unica sensazione strana, 20 ore dopo la somministrazione, il freddo: non riuscivo a riscaldarmi. La sera avevo un po’ di febbre, ma l’ho avuta per due ore. Ho preso la tachipirina dopo cena, prima però ho preparato la pizza.

Lei quindi ha ricevuto la denuncia e poi è andato a fare il vaccino. Non ha avuto neanche un dubbio?
Bisogna avere fiducia nella scienza. Certo la denuncia era chiara. Ma quel giorno e ancora adesso non sappiamo cosa è successo. C’era soltanto una connessione cronologica. Ero e sono consapevole che i vaccini si devono fare e la campagna vaccinale non si può interrompere. Serenamente mi sono messo in fila ad aspettare il mio turno.

Ma se invece del magistrato avesse svolto un altro lavoro lo avrebbe fatto lo stesso il vaccino il 9 marzo?
A questa bella domanda potrei rispondere banalamente se fossi uno scienziato, ma non lo sono. Io sono un magistrato, ma sono anche un cittadino come tanti conscio del dovere di vaccinarsi, perché non dimentichiamo che è un dovere civico e che si fa anche per gli altri. Se avessi svolto un altro lavoro non sarebbe cambiato nulla. Certo ritengo di rivestire un incarico pubblico e lo faccio con coscienza, lealtà e senso del dovere. Non ho avuto alcun dubbio. Poi devo dire che non credevo che fosse una informazione che sarebbe venuta fuori e avrebbe avuto questa eco. Un suo collega mi ha fatto una domanda e io ho risposto, il procuratore ne ha poi autorizzato la diffusione. Ripeto bisogna avere fiducia nella campagna vaccinale. Non bisogna dimenticare cos’è questa pandemia e quali effetti devastanti comporta sulla vita personale e sociale e sulla salute e l’economia pubblica. Tutto questo è messo a rischio e questo rischio può essere superato solo se ci vacciniamo tutti. La vaccinazione è fondamentale.

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