Di seguito il migliore e il peggior momento musicale della seconda serata del Festival di Sanremo 2021.

Momento migliore: Willie Peyote. È uno dei pochissimi in Italia che si pone alla metà esatta tra rap e canzone d’autore, con ottimi risultati. Fino a oggi ha avuto meno di quanto avrebbe meriterebbe: ha gusto, scrittura, misura, realismo e poetica coerente; è naturalmente caustico e fresco. Mai dire mai (la locura) parte dalla frase tratta dalla serie “Boris”: “Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte“. Non risparmia nessuno, nel Paese dell’apparenza canta la consapevolezza di chi denuncia; e lo fa sullo stesso palco dei denunciati.

È un crocicchio in cui c’è tutto: la disfatta, ma l’esigenza di vivere nel presente e la forza di voler far qualcosa, perché questo mondo non piace. Soprattutto, c’è il cinismo: ti permette di affrontare la realtà con la consapevolezza che non riusciranno mai a prenderci in giro del tutto. Vuol fare qualcosa di artisticamente importante e si sporca le mani nel mainstream. È l’attitudine di Tenco. È qualcosa di amaro ma potente.

Momento peggiore: sarebbe troppo facile dire Random. E allora dico Gaia, ché fa rimpiangere Elettra Lamborghini. Scivola via come se fosse normale occupare un simile spazio di visibilità con tanta vuotezza musicale. Il reggaeton che vorrebbe ammantarsi di raffinatezza e sensualità, e invece provoca l’effetto contrario. “Mani radici sole sulla schiena/parole pioggia che mi disseta”, il testo vorrebbe essere evocativo, ma non decolla e chi ascolta mangia la foglia. Mai mascherare il trash; anzi, meglio una genuina e volgare trashata che perdersi a metà, tra la scorciatoia musicale e il vorrei ma non ci riesco del testo.

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