Torna il Festival di Sanremo e torna questo mio spazio in cui ogni giorno parlerò del migliore e del peggior momento musicale di ogni serata. Due parole preliminari: questo è un Festival coraggioso, per diversi motivi. Perché la musica è in ginocchio, e dare un palcoscenico così importante a gente che fa musica di qualità come Colapesce, Dimartino, La rappresentante di lista, Ghemon, Coma_Cose, Madame, Willie Peyote, Bugo o Fulminacci, oggi, in Italia, è di un’importanza cruciale. Forse lo capiremo solo tra qualche anno. Bravo Amadeus, senza se e senza ma.

Veniamo a noi.

Miglior momento: Arisa. Per me la gara poteva anche finire lì. Gigi D’Alessio le scrive una canzone con cesello di rara precisione. Non una parola fuori posto, una modulazione, un’intenzione vocale. La distanza tra la voce di Arisa quando parla e quando canta è il percorso esatto che misura la straordinaria capacità che ha l’arte della canzone di piazzare le parole fuori dal tempo. Ed è inspiegabile: nel suo caso, quella distanza fortifica il senso di autenticità del suo canto.

Detto questo, Arisa credo sia fuori dalla gara, perché artiste così arrivano alla rarissima sublimazione di poter gareggiare solo con loro stesse: quindi “Potevi fare di più” si misura con “Controvento”, con “La notte”. È in un altro spazio; e noi? Noi quaggiù, con Fasma e Irama. Lo so, sembro troppo enfatico e sembra che io stia esagerando. Ma, credetemi, non è affatto così. Arisa è la nostra migliore cantante, sarà bene andarne fieri il prima possibile.

Peggior momento: Fasma. Devo dire la verità: sono arrivato a fine serata solo per aspettare la redenzione di Fasma. Niente da fare. Le sue canzoni rappresentano quel mix prezioso che fa capire come si possa sbagliare tutto. E fare danni. Autotune senza significato, usato solo perché così si deve fare se vuoi essere riconosciuto. Sonorità trap e parole sdolcinate. Un mostro insulso (la sua canzone, intendo), il peggio del peggio. Farà numeri sulla rete, ma mi auguro – il rischio c’è, ed è serio – che non prenda la scia di credibilità che lo possa portare tra i primi posti nella classifica del Festival.

Se non altro perché a quel punto ci ritroveremmo quella paccottiglia di furbe intenzioni musicali insensate anche nei canali mainstream dedicate a noi della generazione X, che vorremmo invece invecchiare in tutta serenità.

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