L‘Istat ha rivisto lievemente al rialzo l’andamento del pil nel quarto trimestre 2020, quello che ha visto partire le nuove chiusure e restrizioni anti Covid. Stando ai dati più aggiornati il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dell’1,9% rispetto al trimestre precedente e del 6,6% nei confronti del quarto trimestre del 2019. La stima precedente era di un calo del 2% in termini congiunturali e del 6,6% in termini tendenziali. La contrazione dell’economia, spiega l’Istat, è “effetto delle nuove misure adottate per il contenimento dell’emergenza sanitaria”.

Il quarto trimestre del 2020 – ricorda l’istituto nei conti economici trimestrali – ha avuto due giornate lavorative in meno del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al quarto trimestre del 2019. Rispetto al trimestre precedente, osserva l’Istat, tra i principali aggregati della domanda interna si registra una diminuzione dell’1,6% dei consumi finali nazionali e un incremento degli investimenti fissi lordi pari allo 0,2%.

A trascinare la caduta del Pil – commenta l’Istat – “è stata sia la domanda interna (incluse le scorte), sia quella estera che hanno fornito entrambe un contributo negativo di 1 punto percentuale. Sul piano interno, è stato fortemente negativo l’apporto dei consumi privati, -1,6 punti, nullo quello degli investimenti e lievemente positivo, per 0,3 punti sia quello della spesa della PA, sia quello delle scorte. Sul piano estero l’ampio contributo negativo è derivato da una crescita delle importazioni ben maggiore di quella delle esportazioni”.

Nel quarto trimestre del 2020 le ore lavorate hanno registrato un diminuzione dell’1,5% rispetto al trimestre precedente. Il risultato è dovuto a un calo dello 0,3% dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, dell’1,8% dell’industria in senso stretto, del 2,9% delle costruzioni e dell’1,4% dei servizi. Le unità di lavoro sono diminuite dell’1,7%, con variazioni negative dell’1,4% nell’industria in senso stretto, del 3,6% nelle costruzioni e dell’1,7% nei servizi. Per contro in agricoltura, silvicoltura e pesca si è rilevata una crescita dello 0,2%. I redditi da lavoro dipendente pro-capite sono cresciuti rispetto al trimestre precedente dello 0,1%, con aumenti del 3,7% nel settore agricolo, dell’1,5% nell’industria in senso stretto, dell’1,1% nelle costruzioni e un calo dello 0,5% nei servizi.

La variazione acquisita del Pil per il 2021, cioè quella che si riscontrerebbe se nulla cambiasse da ora fino a fine anno, è pari al 2,3%. Dato che però non tiene conto degli stimoli in arrivo, a partire dall’anticipo dei fondi del Recovery.

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