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Ristori, M5s: “Draghi acceleri, imprenditori e lavoratori non possono aspettare”. Salvini: “Spero che i soldi arrivino entro marzo”

Il nuovo decreto, che sarà battezzato "Sostegno" e non "Ristori" per segnare una discontinuità, dovrebbe arrivare la prossima settimana. Per il ministro del Turismo Massimo Garavaglia "Meglio due giorni in più e avere il testo già operativo nel decreto, che rincorrere con emendamenti e perdere mesi". Quanto ai criteri di distribuzione, Garavaglia ha parlato di "tipologie di indennizzo più eque". Il passaggio al criterio dei costi fissi è ancora sub iudice: potrebbe allungare i tempi
Ristori, M5s: “Draghi acceleri, imprenditori e lavoratori non possono aspettare”. Salvini: “Spero che i soldi arrivino entro marzo”
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“Abbiamo votato uno scostamento di bilancio da 32 miliardi ma il Decreto ristori è ancora fermo al palo a causa della crisi scellerata portata avanti da Matteo Renzi. Chiediamo al presidente Draghi di accelerare perché imprenditori e lavoratori colpiti dalle inevitabili restrizioni per combattere il virus non possono più aspettare“. A due settimane dall’insediamento del nuovo governo, sostenuto anche da loro, i deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Finanze alla Camera sollecitano un varo rapido del nuovo decreto con gli aiuti per le imprese e il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali. Che sarà probabilmente ribattezzato “Sostegno” e non “Ristori” per segnare la discontinuità e dovrebbe arrivare la prossima settimana. “Tutti chiedevano a Conte di fare presto per aiutare gli italiani in difficoltà”, ricordano i Cinque stelle. “Dopo due mesi di crisi, i problemi e le ansie dei cittadini sono ancora lì e si stanno aggravando”.

La Lega, che durante il governo Conte 2 aveva criticato pesantemente l’ammontare dei contributi a fondo perduto considerato insufficiente, ora tiene un profilo basso. “Sui rimborsi dobbiamo fare in fretta. Penso e spero che i 30 miliardi stanziati ormai settimane fa arrivino nelle tasche delle imprese e delle famiglie entro il mese di marzo“, ha detto Matteo Salvini a margine di una iniziativa a Livorno, dicendosi comunque convinto che “il governo Draghi è il governo del cambiamento, della concretezza, della velocità, della serietà. Lo abbiamo visto: in pochi giorni ha cambiato i vertici della protezione civile, ha cambiato il commissario ai vaccini, ha cambiato l’autorità ai servizi segreti”.

Sulla stessa linea il ministro del Turismo, il leghista Massimo Garavaglia, che lunedì riguardo alle tempistiche del decreto ha detto: “Se non è questo venerdì, è la settimana prossima. Meglio due giorni in più e avere il testo già operativo nel decreto, che rincorrere con emendamenti e perdere mesi”. Quanto ai criteri di distribuzione, Garavaglia ha parlato di “tipologie di indennizzo più eque”. Il passaggio al criterio dei costi fissi per dare sostegno alle imprese era già al vaglio del vecchio esecutivo, ma ancora sono in corso le valutazioni tecniche sullo schema da applicare per questa nuova tornata di ristori (cambiare i criteri significa allungare i tempi). Lo stesso vale per i calcoli della Cig Covid da prorogare (legata al blocco dei licenziamenti), insieme ai nuovi aiuti per stagionali e lavoratori dello spettacolo che, secondo il ministro Dario Franceschini, continueranno ad arrivare anche se a fine marzo si partirà con graduali riaperture.

Resta ancora da definire nei dettagli anche il pacchetto fiscale: il Tesoro con un ‘comunicato-legge’ ha fatto sapere che arriverà un ulteriore rinvio per le rate della rottamazione e del saldo e stralcio che interessano 1,2 milioni i contribuenti e valgono circa un miliardo, sospese da inizio pandemia. Accanto alle rate però, resta il nodo della ripresa della riscossione: la sospensione dell’invio di atti e cartelle è scaduta alla fine di febbraio e il governo, così come indicato con la richiesta dello scostamento, dovrebbe procedere con una dilazione in due anni, per evitare l’invio di oltre 50 milioni di atti congelati causa Covid. Aperta anche l’ipotesi di una nuova pulizia del magazzino, concentrata sulle vecchie cartelle fino a 5mila euro.

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