A un anno esatto dallo scoppio della pandemia da coronavirus, succede che proprio chi si è trovato a dover fronteggiare in prima persona l’emergenza, lavorando senza sosta e mettendo a rischio la propria vita a bordo di ambulanze e automediche, sia a un passo dal perdere il proprio posto di lavoro, o di vederlo comunque stravolto da nuove regole che rischiano di mettere in discussione la propria sicurezza e quella delle persone soccorse. Succede in Lombardia, dove le nuove direttive di Areu (l’Azienda regionale emergenza urgenze) stanno preoccupando non poco sindacati e soccorritori. I timori riguardano due fronti. Il primo è quello del nuovo bando regionale per l’assegnazione delle postazioni Msb (Mezzi Soccorso Base, cioè le ambulanze), gestite a livello locale dalle varie “Croci”. Areu ha stabilito che i due terzi delle ambulanze dovranno avere a bordo due operatori anziché tre, dunque un autista e un soccorritore.

“È grave, perché oltre ad avere una pericolosa ricaduta sulla qualità e sulla sicurezza del servizio di soccorso – racconta Francesca Di Bella, segretaria generale Funzione Pubblica Cgil – continueranno a esistere in forma ridotta gli equipaggi da tre, ma Areu stabilisce che saranno circa un terzo e che si dovrà stabilire nel momento in cui il 118 riceve la chiamata se l’intervento richiede tre soccorritori o solo due. E tutti sappiamo che nei momenti concitati di una telefonata di emergenza chi telefona può non essere in grado di fornire con lucidità una richiesta adeguata”. Chi lavora come soccorritore e conosce i protocolli sa che per la maggior parte delle manovre per mettere in sicurezza un paziente siano necessarie tre persone anche se non si è di fronte a un caso di vita o di morte. E c’è una legge, la 81/2008 che riguarda proprio la normativa per il sollevamento pesi da parte dei soccorritori: non più di 25 kg per un uomo, non più di 20 kg per una donna (in condizioni ottimali, che non sempre sono quelle in cui ci si trova ad operare durante gli interventi). Sollevare e spostare pazienti, chiaramente non è un’attività pericolosa solo per la salute dei soccorritori: va da sé che se ci si carica oltre il dovuto, si possono fare errori a scapito proprio della salute della persona soccorsa.

In ogni caso i due operatori arrivati sul posto, nel caso fossero insufficienti per eseguire il soccorso, avrebbero la possibilità di chiamare i rinforzi, cioè un altro mezzo con un altro equipaggio. “Questo richiederebbe un dilungarsi delle tempistiche di soccorso, che può essere molto pericoloso e comunque sottrarrebbe un mezzo a un altro potenziale intervento – aggiunge Di Bella – E per il momento non c’è nulla di chiaro né nulla di scritto, non sappiamo se ci sarà parallelamente un aumento dei mezzi che di fatto eviterà esuberi del personale… Per questo siamo preoccupati, perché Areu non ha una posizione chiara”.

La seconda questione che sta dando parecchi pensieri a chi lavora nel settore del soccorso riguarda più specificatamente il personale delle automediche. Areu ha internalizzato il servizio e lo gestirà direttamente. Ma i dipendenti delle associazioni locali, che già lavorano su quei mezzi da anni, che fine faranno? “Potrebbero essere licenziati perché l’appalto Areu non è stato prorogato – continua Di Bella – penso alla situazione della Croce Casalese, tra le prime ad affrontare l’emergenza Covid un anno fa nella Zona Rossa. Qui 4-5 dipendenti potrebbero perdere il posto di lavoro e sono l’equipaggio dell’unica automedica che opera su tutto il Basso Lodigiano”. Areu sostiene che i bandi per le ambulanze sono stati fatti ma l’assegnazione non è ancora definitiva. Inoltre si attende l’esito di un ricorso fatto al Consiglio di Stato da un’associazione, atteso per il 18 febbraio. L’Azienda aggiunge che sta facendo delle verifiche con le singole associazioni, e che tutto è in fase di valutazione. Sul discorso automediche, queste per legge non possono essere più assegnate alle associazioni, ma gestite direttamente da Areu o dagli ospedali. Ma, assicura Areu, l’intento è che nessuno perda il proprio posto di lavoro. In questa fase molto delicata l’auspicio è che le nuove disposizioni servano a migliorare il servizio, sia per i dipendenti che per i pazienti.

Specie in un settore importante e complesso come quello dei soccorritori, la cui collocazione professionale in Italia resta ancora nebulosa. Anche per questo, a fine gennaio, è nato in Lombardia il Milano Coordinamento Soccorritori. “E’ arrivato il momento di riconoscere questa figura professionale, anche con corsi di valenza nazionale – spiegano nel loro primo documento ufficiale – Nelle condizioni attuali il soccorritore può operare esclusivamente all’interno della regione in cui ha conseguito la certificazione, limitandone così le possibilità lavorative. Di regione in regione il soccorso extraospedaliero si presenta con differenze marcate. I cittadini, ovunque essi siano sul nostro territorio, meritano lo stesso tipo di servizio e di professionalità”. Nello specifico sulla situazione lombarda, da Mcs mettono in luce una prassi che potrebbe essere migliorata: “Areu assegna convenzioni a 48 mesi. Così facendo in Lombardia tutti i soccorritori risultano precari. La maggior parte delle associazioni, anche per volere della stessa Areu, dedicano dei lavoratori alle ambulanze in convenzione. In questo modo i soccorritori dipendenti risultano vincolati a esse e, in caso di mancato rinnovo, perderebbero il lavoro. Mcs chiede ad Areu di farsi garante affinché i soccorritori vengano riallocati mantenendo immutati lo stipendio e le mansioni”.

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