L’artista, non più ragazzo, è l’uomo dei record: Ed Sheeran, che oggi compie 30 anni, ha infatti prodotto dal 2012 il maggior numero di hit mondiali, più di chiunque altro. I suoi album, assieme, hanno occupato la posizione più alta in classifica per un totale di quasi 50 settimane: ennesimo traguardo, questo, raggiunto da nessun altro. Nel 2018, non bastasse, la serie di concerti che seguì la pubblicazione di “÷” ha battuto il primato detenuto dagli U2 al termine del “360° Tour” registrando incassi pari a 558 milioni di sterline. Meglio di Sheeran, in assoluto, sono riusciti a far meglio in carriera solo Elvis Presley, Cliff Richard e Rihanna: non proprio nomi qualsiasi. La differenza, significativa, è data qui dal fatto che egli vi sia riuscito nel giro di appena dieci anni.

Che il segreto della sua formula sia da ricondurre anche, se non soprattutto, alla semplicità della sua proposta non è da considerarsi più un segreto: pochi (e lo sa bene chi ha avuto la fortuna di vederlo dal vivo un’ultima volta a Firenze, Roma e Milano, qui in Italia, nel 2019) sanno portare a sé il pubblico, armati di una chitarra e poco altro. Che si tratti di brevi sequenze, o qualche pedale di contorno. Sheeran è un musicista: particolare che di questi tempi non va dato per scontato, e come tale anzitutto si comporta. Non è un frontman, perché non ha una band a coprirgli le spalle; è autore, non solo interprete delle sue canzoni; non è iconico, così come l’immaginario collettivo vuole siano le star, il più delle volte tirate a lucido, scolpite, inarrivabili.

La sua carriera (non è un caso) è fatta di gavetta, e tanta. Dal momento che pochi sanno la fortuna, Sheeran, l’aveva tentata già quindicenne: incidendo un EP, prima, e un album, poi, senza però incontrare (all’epoca) il favore del grande pubblico. Da lì, complice la giovanissima età, la ripartenza nei piccoli locali della metropoli, Londra, nella quale decise di trasferirsi per tentar fortuna. Fa impressione notare come, da allora, il suo stile sia rimasto pressoché immutato: fedele a quell’ibrido conseguente la miscelazione, consapevole, di elementi folk, tradizionali ma anche pop, r’n’b e, perché no, soul.

Tante, e pure queste di successo, le canzoni scritte per altri: Love Yourself (Justin Bieber), Little Things (One Direction), Cold Water (Major Leazer), Say You Love Me (Jessie Ware), Dark Times (The Weeknd), solo per citarne alcune. Dotato di una coscienza sociale e civile, pure questa non comune, si è schierato in tempi non sospetti contro la Brexit (prevedendo, più di altri, l’effetto devastante che questa avrebbe avuto per i musicisti e le band inglesi, non ultimo in Europa), chiedendo a gran voce un secondo voto sulla materia, ahinoi mai concesso. Uguale destino ebbe, nel 2017, il suo appoggio pubblico a Jeremy Corbyn: leader laburista del quale non ebbe problemi a definirsi vero e proprio “fan”.

Divenuto padre lo scorso anno, è attualmente al lavoro sul seguito di quel “÷”, già citato, che costituisce tuttora la vetta più alta da lui raggiunta, oltre che una serie di traguardi, forse ineguagliabili. E chissà che la sua carriera, cominciata (lo ricordiamo) troppo poco tempo fa, non abbia da riservarci ulteriori conferme, o improvvise quanto felici sterzate. Intanto tanti auguri, sentiti, a un talento puro dei nostri tempi!

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