“Se lavori in cooperativa da anni e preferisci andare via, allora vattene che non te lo meriti questo posto”. Perché, “fa tenerezza chi, vincitore di un concorso pubblico, si affretta a lasciare questo ospedale in nome del posto fisso”. Un attacco durissimo e inedito quello che la Fp Cgil Bambino Gesù ha riservato ad alcuni (ex) lavoratori del noto ospedale pediatrico di Roma. I quali, avendo vinto il concorso indetto dalla Regione Lazio durante l’emergenza Covid, hanno scelto comunque di dimettersi per prendere servizio nella sanità pubblica. La critica, da toni piuttosto veementi, è arrivata nel numero di gennaio della rivista mensile interna della Cgil, ‘Medicina & Lavoro’, distribuita fra gli iscritti alla sezione del sindacato presente nel nosocomio ecclesiastico.

L’articolo, firmato F.P., è titolato “Gioia in Opbg – Il sogno avverato per infermieri, tecnici, medici, amministrativi, assunti nel 2021” e avrebbe dovuto celebrare la stabilizzazione voluta dalla presidente Mariella Enoch di 150 “giovani” lavoratori precari. L’articolo, entusiastico e dai toni trionfalistici, a un certo punto assume le sembianze di un j’accuse nei confronti di chi non ha apprezzato come “in Opbg (ospedale pediatrico Bambino Gesù, ndr) si è fatto quello che altri, altrove, non riescono a fare e che non riusciranno a fare per tanti anni”. Nel paragrafo dal titolo “non sei degno, vattene”, viene spiegato che “costoro fanno bene ad andare via perché non meritano questo posto di lavoro”, in quanto “preferiscono la mediocrità della sanità pubblica che li collocherà in prima linea faccia a faccia col Covid senza attrezzature, al lavoro in Opbg”. Anche questo un inedito per il sindacato rosso: meglio la sanità privata di quella pubblica.

Non è tutto. “Qui c’è futuro, qui c’è una retribuzione più alta, qui c’è la certezza del posto, qui c’è la possibilità di scommettere su cosa si vuol essere domani”, si dice del nosocomio pediatrico vaticano. Al contrario “vincere un concorso al Policlinico (inteso come Umberto I, ndr), a Tor Vergata, al San Camillo, significa scendere di livello (scritto in grassetto, ndr) professionale e calarsi in realtà sanitarie difficili, carenti e distanti dall’alta specialistica che invece ha l’Opbg”. Infatti, si apprende dall’articolo pubblicato a pagina 8, “la sanità italiana è fatta per lo più di difetti: sul personale, sui materiali, sull’organizzazione, sui minimi di organico. Carenze che fanno lavorare male, in modo sciatto, senza stimoli, senza l’orgoglio di far parte di qualcosa di grande e forte come l’Ospedale Bambino Gesù”. Infine, l’anatema del rappresentante sindacale: “Se lavori in cooperativa da anni e non l’hai compreso che sarai per sempre in Opbg, e preferisci andare via, allora vattene che non te lo meriti questo posto”.

I toni dell’articolo hanno creato molto dibattito fra i lavoratori del noto ospedale pediatrico, eccellenza italiana ma pur sempre presidio ospedaliero privato di proprietà dello Stato Vaticano. Ilfattoquotidiano.it ha provato a contattare i responsabili della sezione Fp Cgil del Bambino Gesù, ma non ha ricevuto risposta. Ha invece assicurato “chiarimento” il segretario della Fp Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola, che da anni si occupa delle tante e complesse vertenze della sanità laziale, pubblica e privata. “Conosco bene ‘Medicina & Lavoro’, è un mensile storico, ma non me ne occupo direttamente – spiega – Probabilmente l’intento di chi ha scritto l’articolo era quello di raccontare il grande risultato raggiunto con la stabilizzazione di 150 precari. Certo, i toni mi sembrano decisamente sopra le righe e inopportuni. Chiederò spiegazioni per capire cosa sia successo e a cosa sia dovuto un tale attacco verso questi lavoratori”.

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