Per Nicola Zingaretti l’ipotesi che Lega e Partito democratico si trovino insieme a sostenere il governo Draghi “non è un problema per i dem”. Intervistato a Mezz’ora in più su Rai3, il segretario Pd ha parlato di un cambio di linea piuttosto del Carroccio che ha ammesso l’importanza dell’Europa. “Non c’è dubbio che è una novità”, ha detto Zingaretti. “Salvini ha dato ragione al Pd, non ci siamo scostati noi. Tutti possono riconoscere che l’idea di risolvere i problemi distruggendo l’Europa era fallimentare. Si apre una fase nuova, non c’è dubbio”. Questo però, ha continuato, non toglie il fatto che andranno monitorate “le coerenze”. Perché “Europa non è solo una parola”. E le intenzioni andranno valutate alla prova dei fatti: “La Lega ha sempre votato contro il Recovery, poi si è astenuta. Vedremo ora come fa. Il problema non è per noi. Giudicheremo la coerenza di chi oggi diventa europeista”. Ma ora si vedono, ha detto, “gli effetti della pandemia”: “La violenza economica, sociale, culturale, ha fatto cadere uno a uno i pilastri del sovranismo in tutto il mondo: bisogna unire e non dividersi, la cultura dell’odio aggravava i problemi”. Insomma, si è dimostrato che “senza l’Europa non ce l’avremmo fatta“.

Secondo il segretario dem inoltre, il partito è compatto nel sostegno a Draghi. “Nel Pd c’è unità assoluta su un punto che condivido anche io: con Draghi con le nostre idee, con i nostri valori. Perché la storia sta dimostrando che le nostre idee hanno fondamento. Draghi ha garantito un’idea di Europa“.Solo ieri, subito dopo l’annuncio della disponibilità di Salvini a collaborare all’esecutivo del presidente, erano circolate voci su un probabile passo indietro Pd verso l’appoggio esterno al governo. Ma quella ricostruzione è stata subito smentita da fonti Pd. “Paradossalmente il problema più grande non è per noi, perché noi valuteremo tutto sulla base delle idee e della coerenza di chi oggi è diventato europeista”. Il problema, ha detto Zingaretti, sarà la necessaria “stabilità” del progetto politico: “Il tema è che non è detto che a un aumento dei numeri corrisponda maggiore forza e stabilità del governo. Il problema è di credibilità e stabilità dell’operazione politica. Bisognerà vedere se è un’operazione che dà un segnale di svolta perché in Parlamento discute e vota. Noi ci fidiamo del professor Draghi: è lui che deve fare questa valutazione”.

E in questa fase delicata, per Zingaretti sarà fondamentale anche il ruolo di Giuseppe Conte. “E’ già un protagonista, anche della possibilità di formare adesso un governo Draghi. Federatore? Ne discuteremo insieme, è una personalità che ha dato grande contributo, spero continuerà a darlo. Poi dipenderà anche da lui. Però va detto che sta dando un contributo al decollo di questa esperienza di governo“. Fondamentale sarà infatti trovare un filo di intesa tra le diverse anime e le diverse forze politiche: “La fanno tutti facile, ma non è facile ricostruire in questo Parlamento le condizioni per dare al professor Draghi la solidità di cui un’esperienza come quella di Draghi ha bisogno. Guai, guai a creare anche lontanamente una situazione per cui una personalità come quella di Draghi poi si ritrova dentro un’area o una maggioranza litigiosa. È un passaggio molto delicato”.

Spetterà quindi a Draghi trovare “il perimetro, i contenuti e la forma” del governo. “In questo momento, non per fuggire ma perché è così, dobbiamo rimetterci a questa valutazione, altrimenti partiamo col piede sbagliato. Draghi ha detto ‘io mi metto a disposizione ma lo faccio in un rapporto di collaborazione’. La cosa che mi ha colpito è la sua predisposizione all’ascolto per poi fare una sintesi, ma non di Tizio, Caio o Sempronio ma delle forze che i cittadini hanno portato in Parlamento”.

Resta il fatto che il dibattito nel partito, come anche per gli alleati del governo giallorosso, è molto acceso. Ma per Zingaretti, il dato da cui partire è la riacquisita centralità per i dem: “Nel 2018 eravamo la forza politica al tramonto e più marginale nel bipolarismo Lega-M5s, oggi siamo un punto di riferimento nella costruzione di questa operazione di governo a cui collaboriamo”. I prossimi mesi “saranno un esperimento” e la base sulla quale dovrà fondarsi, secondo Zingaretti, è la stessa del governo Conte 2: “Quello di Draghi è un profilo che si è messo al servizio di una possibile rinascita italiana. Gli chiederemo di produrre fatti concreti. Siamo per creare lavoro, è una priorità assoluta. Poi una riforma fiscale all’insegna della progressività, della giustizia, della sburocratizzazione, senza la furbizia dei condoni. Guardo a questo esperimento con grande fiducia, anche se sono molto convinto e orgoglioso di aver lavorato fino alla fine perché l’esperienza del governo Conte andasse avanti. Quel patrimonio ora risulta utilissimo per concludere la legislatura e dare a Draghi una base di solidarietà programmatica che penso sia un elemento di forza”.

Zingaretti ha anche aperto alla possibilità che si apra una fase congressuale appena dopo la nascita del nuovo governo: “La discussione congressuale, quando la faremo, sarà di tutto il partito”, ha detto. “Finita questa vicenda porrò la questione. Il congresso credo che sarà tra due anni, ma il Pd si è molto più unito di quanto non sia mai stato nella storia. Tutti abbiamo fatto uno sforzo per l’equilibrio, ma questo non vorrà dire immobilismo”. Senza dimenticare che fra pochi mesi ci saranno appuntamenti elettorali sui territori, nei quali si valuterà la tenuta della coalizione o meno. Quindi alle prossime amministrative “ogni città deciderà per sé in piena autonomia nei territori, ma noi portiamo in dote una forza competitiva ovunque: questa tornata elettorale con spirito unitario, anche dove non si correrà insieme, porterà una grande vittoria alle amministrative che ci saranno tra qualche mese”.

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