Il passaggio di estrema criticità che il Paese sta attraversando richiede a tutti uno sforzo di generosità e concretezza. Piaccia o meno, l’opzione-Draghi pare davvero essere l’unica in grado di evitare una fase di ancora più grave instabilità come invece sarebbe inevitabile con nuove elezioni.

Di fronte al concreto rischio di compromettere la ripartenza, legata a triplo filo ai fondi del Next Generation Eu, tutto il resto va in secondo piano, compresa la disillusione di chi sperava di costruire una nuova fase del centrosinistra, passando a un’alleanza strutturale col M5S.

Questo vale anche e soprattutto a Milano, dove non solo da sempre vige una proverbiale pragmaticità, ma dove da dieci anni è in vigore proprio quel campo progressista che, pur non includendo il M5S, è comunque molto largo ed ampiamente inclusivo. Questo ha consentito di tenere insieme le istanze più radicate nel dna del centrosinistra con un’inedita capacità di dialogo anche con altri settori della società.

Da questa relazione è emersa a più riprese la sensazione di un vuoto di rappresentanza che non riguarda solo Milano e la Lombardia, ma il nord nel suo complesso. Un bisogno che complica notevolmente la lettura di una situazione nella quale (limitandoci alla Lombardia) le principali città sono governate dal centrosinistra mentre la Regione è saldamente nelle mani del centrodestra da un quarto di secolo.

È possibile che le gravi ferite lasciate dalla gestione del Covid-19 rendano la Regione nuovamente contendibile, ma a maggior ragione queste premesse rendono necessario un ulteriore sforzo, perché si riesca davvero ad interpretare i nuovi bisogni che emergono dal territorio.

Bisogni che proprio nel Next Generation EU possono trovare la linfa vitale per arrivare a piena soddisfazione, a patto che, appunto, si sappia porre con determinazione la questione settentrionale nell’agenda politica del nuovo governo. Questo non certo per la solita stucchevole retorica del lumbàrd che produce ricchezza, ma nella fredda consapevolezza del fatto che se non riparte il nord non riparte nemmeno il Paese nella sua interezza.

Se questa operazione dovesse riuscire – e non è affatto scontato – può darsi che il sostegno all’esecutivo Draghi non si trasformi in un boomerang come è stato con Monti, anche perché lo scenario è diametralmente opposto: ieri l’Europa ci imponeva un’austerità da lacrime e sangue, oggi ci mette a disposizione una leva economica che nessuno ha mai nemmeno osato sognare.

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