Il caso delle siringhe di precisione comprate dal Commissario all’emergenza Domenico Arcuri per la campagna di vaccinazione anti-Covid si arricchisce di una nuova puntata. Dopo le polemiche sui bandi, sui presunti ritardi nelle consegne della scorsa settimana e il disguido sui vari modelli (da 5, 3 e 1ml) inviati negli ospedali a inizio gennaio, ora Repubblica riferisce che è stata avviata un’indagine dalla Corte dei conti del Lazio. I magistrati contabili punterebbero a capire se la spesa sostenuta dallo Stato per acquistarle – 10 milioni in totale – è adeguata ai benefici o se si poteva ottenere lo stesso risultato con siringhe altrettanto precise ma più economiche. Il Commissario, infatti, ha sempre spiegato di aver scelto il modello “luer lock“, più costoso rispetto a quello classico, perché sicuro e capace di assicurare l’estrazione di 6 dosi anziché 5 da ogni fiala del siero Pfizer. Stando a quanto risulta a Ilfattoquotidiano.it, la Procura contabile in realtà non si è mossa in autonomia: a sollecitarne l’intervento con un esposto è stato l’ex europarlamentare Enzo Rivellini (ex Pdl, oggi in Fratelli d’Italia). Circostanza che lui stesso conferma, aggiungendo di aver presentato un esposto anche in procura: “Bisogna andare a fondo”, dice al telefono, “questo acquisto è stato fatto senza una motivazione logica”.

Più costose, ma più sicure – A chiarire come stanno le cose dal punto di vista sanitario è Vittorio Demicheli, presidente del Comitato di sorveglianza dei vaccini Covid istituito dall’Agenzia italiana del farmaco. “Il sistema luer lock impedisce che l’ago possa essere staccato dalla siringa. In pratica impone a chi la usa di gettarla dopo ogni uso”, spiega Demicheli al Fatto.it. Qual è il vantaggio? “È soprattutto una questione di sicurezza“. Esistono anche altre siringhe, infatti, magari più economiche, che permettono di non perdere neanche una goccia del siero. “Ma queste, oltre a essere precise, minimizzano eventuali errori dovuti a pratiche scorrette e a possibili contaminazioni”. Un rischio che diventa concreto nel caso di flaconi multi-dose, proprio come quello di Pfizer. “In passato, in circostanze analoghe è capitato tante volte che si lasciasse l’ago nella fiala per cambiare solo la siringa”, chiarisce l’esperto. “Se l’operatore tocca per sbaglio il puntale con il dito, però, tutte le dosi successive si possono contaminare”. Poi c’è chi utilizzava la “la stessa siringa per fare più travasi. La luer lock ha questo vantaggio: scoraggia tutti gli usi multipli”. Un aspetto che va tenuto in alta considerazione, aggiunge, soprattutto ora che ci aspetta la più grande campagna di immunizzazione della storia: “Gli errori organizzativi, anche nei dettagli, possono comportare delle conseguenze pericolose“. Come in Germania, dove “per sbaglio a fine dicembre sono state somministrate cinque dosi alla stessa persona“. È per questo che “se c’è da garantire la sicurezza” vale la pena “spendere” di più.

Il nodo dei “vaccinatori” appena reclutati – Demicheli fa luce anche su un altro tema che le istituzioni hanno dovuto tenere a mente nel decidere quali dispositivi sanitari acquistare per la vaccinazione anti-Covid. “In questa campagna dovremo coinvolgere anche dei professionisti sanitari che non sono dei vaccinatori esperti”, chiarisce. “Un conto è far maneggiare delle fiale multidose a chi somministra vaccini da sempre, un conto è farlo con persone che sono state appena reclutate e dovranno essere formate. Se oltre alla formazione gli diamo in mano degli strumenti avanzati e più sicuri, è meglio per tutti”. Secondo il presidente del Comitato dell’Aifa, si tratta di aspetti organizzativi che devono essere tenuti in grande considerazione: “Chi come me si occupa di vaccinazioni da una vita sa che questi dettagli sono importanti“. Il suo auspicio, conclude, è che nelle fasi successive della somministrazione vengano coinvolti anche i medici di famiglia. Non solo per la loro esperienza, ma anche perché “quando vaccinano loro, le coperture sono molto alte grazie al ruolo che ricoprono sul territorio”. Al loro fianco, però, serviranno squadre di operatori per fare le iniezioni a quei soggetti fragili che non possono muoversi da casa. “Anche in quelle circostanze, meno controllate di un ospedale, le luer lock saranno fondamentali”.

Le Faq dell’Aifa e le raccomandazioni Pfizer – Le spiegazioni fornite da Demicheli si affiancano a quelle che l’Aifa ha già diramato attraverso le sue Faq su Cominarty, il farmaco di Pfizer. Nella documentazione, pubblicata online, si legge innanzitutto che ciascuna dose da 0,3ml “deve essere estratta in condizioni asettiche e utilizzando siringhe di precisione adeguate“. La stessa raccomandazione fornita dall’Ema e dalla casa produttrice nel suo bugiardino. Poi vengono elencati i motivi che dovrebbero spingere a preferire i modelli luer lock alle siringhe di precisione più economiche. Questo particolare sistema è una “garanzia” in quattro casi precisi: 1) “Distacco accidentale dell’ago dalla siringa da 3 ml durante il prelievo e l’iniezione nel flaconcino”; 2) “La sconsiderata pratica di lasciare un ago infisso nel flaconcino di vaccino diluito per prelevare successivamente le 6 dosi ed iniettarli con diversi aghi”; 3) “La sconsiderata pratica di prelevare più dosi di diluizione ( es 2*1,8= 3,6ml) usando la stessa siringa per più flaconi di vaccino”; 4) “La ancor più pericolosa pratica di prelevare dal flaconcino di vaccino più dosi di vaccino (es 3* 0,3= 0,9 ml) cambiando solo l’ago per più vaccinandi”. Per l’Aifa si tratta di pratiche “molto pericolose perché espongono aghi e punte delle siringhe alla contaminazione microbica e sono già assolutamente bandite. Tuttavia, in una straordinaria vaccinazione di massa quale quella in corso, non si possono escludere errori, come già si è osservato in alcuni paesi europei”.

“L’acquisto dopo un consulto con il ministero” – Il quotidiano di largo Fochetti riferisce che la procura contabile del Lazio è comunque intenzionata a vederci chiaro e sta valutando l’ipotesi di danno erariale per Arcuri. Sul tavolo ci sarebbe anche il dubbio di costituzionalità della norma, inserita nel decreto Cura Italia, che sottrae gli atti relativi all’acquisto di beni durante l’emergenza “al controllo della Corte dei conti”, limitando la “responsabilità contabile e amministrativa” ai soli casi “in cui sia stato accertato il dolo del funzionario“. In questo modo, ragiona Repubblica, si equiparerebbe il danno erariale all’evento penale, nonostante a occuparsene siano due uffici giudiziari diversi (Corte dei conti e procura ordinaria). Fonti vicine al Commissario, però, fanno sapere al Fatto.it che proprio in virtù di quella norma presso la Corte dei conti non è partito alcun procedimento. L’acquisto delle siringhe “luer lock”, inoltre, così come è avvenuto per tutti gli altri dispositivi sanitari necessari per la campagna, è stato deciso solo dopo un consulto con i tecnici del ministero della Salute. Anche la stessa Pfizer, spiegano, nei documenti secretati in allegato al contratto Ue cita espressamente le luer lock come le siringhe più adatte per l’inoculazione del suo siero.

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