Non è esattamente il tipo di portafoglio che ti aspetteresti da un investitore che crede nel futuro dell’elettrico o in una rapida ripresa delle vendite di auto (e quindi dell’economia). Ieri il quotidiano Milano Finanza ha pubblicato la lista degli investimenti statunitensi di Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli. In tutto 830 milioni di dollari (680 milioni di euro) suddivisi tra una decina di società. La fetta più grande è la partecipazione da 170 milioni di dollari in Schlumberger, gruppo texano di servizi per l’industria del petrolio. Ci sono però anche 43 milioni investiti in Liberty Oilfield Services, compagnia petrolifera che opera nel settore del fracking (estrazione di greggio dalle rocce, uno dei metodi più inquinanti in assoluto).

Dall’esame del portafoglio emerge poi una vera e propria passione per l’oro,un tipo di investimento solitamente difensivo. Ci sono 55 milioni in Harmony Gold, 63 milioni in Novagold e altri 13 milioni in New Gold. A queste partecipazioni si aggiungono i 16 milioni di investimenti in Van Eck Jr Gold Miners. C’è anche un investimento da 153 milioni in Sibanye Stillwater, gruppo sudafricano che estrae palladio e platino. Il principale uso del palladio è per le marmitte catalittiche, specialmente quelle per motori diesel. La lista continua con i 137 milioni piazzati sul gruppo dell’uranio Comeco, i 54 milioni investiti dell’operatore di gas naturale Range Res e i 25 milioni nel gruppo dell’argento Gatos Silver. Mosca bianca la partecipazione da 100 milioni di dollari in Veon, gruppo tlc con sede ad Amsterdam

Nel complesso il 2020 si è chiuso più che bene, il valore del portafoglio Usa è infatti cresciuto di 120 milioni di dollari. Gli investimenti vengono effettuati attraverso una società londinese che utilizza due fondi domiciliati in Lussemburgo. Cosa significa? Che il fisco italiano gli eventuali guadagni su questi investimenti non li vede neanche con il binocolo. Del resto la stessa Exor ha sede fiscale in Olanda.

Exor possiede il 22% di Ferrari ed è il primo azionista, con il 14%, del neonato gruppo Stellantis sorto dall’unione di Fca con la francese Psa. Nell’ambito dell’operazione, molto più simile ad un’acquisizione da parte dei francesi che ad una fusione, Exor ha incassato un sontuoso dividendo straordinario da 830 milioni di euro. Tra i primi annunci del gruppo Stellantis c’è stato quello della messa sul mercato di 39 veicoli elettrici entro fine 2021. Il nuovo numero uno del gruppo Carlos Tavares, ha portato Psa, di cui era amministratore delegato prima di assumere la stessa carica in Stellantis, a raggiungere una posizione leader in Europa nello sviluppo di vetture elettriche.

In un’intervista rilasciata al quotidiano francese Le Figaro oggi in edicola, il presidente e amministratore delegato di Exor John Elkann ha affermato: “In Exor non parliamo mai di investimenti, ma di imprese. Quello che è importante è l’impresa, non il nostro peso azionario. La diluizione non significa disimpegno: a volte è la condizione perché l’impresa possa svilupparsi. Noi ci assumiamo questa scelta di imprenditori”. Il riferimento è alla quota in Stellantis rispetto a quella detenuta in Fca. Exor è primo azionista del nuovo gruppo con il 14,4%, mentre in Fca aveva il 28,5%. Elkann ha aggiunto “Continueremo a investire nell’editoria, attraverso acquisizioni mirate e all’interno dello sviluppo del modello multi-piattaforma”. Exor possiede infatti il 43% del settimanale britannico The Economist e l”86% del gruppo editoriale Gedi che pubblica tra l’altro i quotidiani “Repubblica” e “Stampa”.

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