Pedro Sánchez ha appena chiuso il primo anno di legislatura con l’obiettivo di rilanciare l’economia spagnola il prima possibile. Il suo governo ha chiuso il 2020 con l’approvazione della manovra di bilancio, che ha allargato la maggioranza da 167 a 188 deputati, e adesso gode dell’appoggio di 11 partiti, inclusi i nazionalisti catalani e baschi. Un successo che assicura lunga vita al primo governo di coalizione dell’epoca postfranchista. Nonostante alcuni importanti obiettivi raggiunti, come la legge sull’eutanasia, gli attriti tra il Partito Socialista e il partner più importante, Podemos, scandiscono la quotidianità politica del paese. I punti di attrito sono molti ma l’alleanza non è mai stata messa in discussione.

La scorsa domenica il leader di Podemos Pablo Iglesias è tornato a far discutere per aver paragonato Carles Puigdemont, ex presidente della Catalogna e protagonista del processo indipendentista del 2017, ai repubblicani in esilio per la repressione franchista. “Fuggire dalla giustizia di uno stato di diritto dopo aver violato la legge e diviso la società è uguale ai repubblicani che scappavano dall’orrore del franchismo? Ma Podemos che intenzioni ha?”, ha detto la vicesegretaria del Partito socialista catalano, Eva Granados, su Twitter. Il tema si ripropone continuamente. Iglesias, che è anche vicepremier, si è dichiarato spesso a favore di un dialogo con gli indipendentisti e ha chiesto l’indulto a gran voce per i 12 prigionieri condannati.

Adesso che Esquerra Republicana forma parte della maggioranza, l’idea potrebbe interessare il Partito socialista, come spiega Pablo Simón, politologo e professore dell’Università Carlos III di Madrid: “La questione dell’indulto dipenderà dal consiglio dei ministri. Se verrà fatto non sarà perché lo vuole Podemos ma perché ai socialisti interessa conquistare spazio elettorale in Catalogna e mantenere l’appoggio di Esquerra al Congresso”. La comunità autonoma è in attesa di sapere se le elezioni previste per il 14 febbraio verranno rimandate al 30 maggio, come era stato annunciato prima che il tribunale regionale sospendesse la decisione. In caso di rinvio, il governo centrale avrebbe più tempo per riflettere.

Non è la prima volta che Podemos difende le forze nazionaliste. Prima dell’approvazione della manovra di bilancio presentò, senza avvisare gli alleati socialisti, un emendamento per impedire gli sfratti delle famiglie più vulnerabili fino al 2023 assieme a Esquerra e ai baschi di EH Bildu, aspramente criticati dalla destra. Il loro leader, Arnaldo Otegi, è stato membro dell’Eta, il braccio armato dei separatisti baschi che terrorizzò la Spagna, ma il partito si è sempre dichiarato contro ogni forma di violenza, razzismo e xenofobia. L’appoggio alla manovra di bilancio ha calmato gli animi, sebbene l’opposizione si sia schierata contro l’entrata di questi partiti nella maggioranza in quanto “nemici della Spagna”.

Se sull’indipendentismo si può arrivare a un punto d’incontro, le visioni sulla monarchia sono diametralmente opposte. Nel Partito socialista ha prevalso la corrente che protegge la famiglia reale, mentre Iglesias e la sua formazione hanno sempre rappresentato le istanze repubblicane. La situazione è peggiorata con la fuga del re emerito Juan Carlos I dalla Spagna lo scorso agosto, di cui Podemos non è stato avvisato. La scorsa settimana, i socialisti hanno votato, con partiti dell’opposizione come i popolari e Vox, contro l’apertura di una commissione d’inchiesta sull’utilizzo da parte dell’ex sovrano di carte di credito intestate a un imprenditore messicano. La reazione di Iglesias non si è fatta attendere: “Si sono allineati con gli estremisti”.

Anno nuovo, nuove sfide. Simón prevede che il dibattito si intensifichi sulle elezioni catalane e sui temi economici, come la riforma delle pensioni. “Podemos non accetterà nessuna riforma strutturale che non sia gradita ai suoi elettori e il Partito Socialista ha una doppia visione: deve rispondere allo stesso tempo all’Europa e alla sua base”. E aggiunge che il governo è destinato a durare “perché c’è un interesse comune sul recupero dell’economia dopo l’impatto del covid e perché bisogna mettere in marcia i fondi europei”. Dalla parte della coalizione c’è grande sintonia sui diritti, soprattutto in materia di femminismo ed eutanasia, e può contare sul successo ottenuto dall’imposizione della tassa sui grandi redditi o dall’aumento del salario minimo. Oltre alle differenze c’è quindi un solo obiettivo: trainare la Spagna fuori dalla pandemia.

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