La variante inglese del virus fa paura e scombina anche i piani dei governi europei che pensavano a un graduale allentamento delle restrizioni dopo le vacanze natalizie. Il timore di una nuova ondata che metta in ginocchio le strutture sanitarie è ormai diffusa in tutto il continente, anche a causa di numeri di vittime e contagi che fanno registrare continuamente nuovi record. Tra chi ha optato per un nuovo lockdown, chi pensa di estenderlo in versione rafforzata fino a marzo e chi, invece, alle restrizioni fa seguire la riapertura delle scuole, ecco come si sono mossi i principali Paesi europei.

GERMANIA – Tra gli Stati più in difficoltà nel corso dell’inverno c’è sicuramente la Germania. A preoccupare, oltre all’alto numero di contagi, è soprattutto quello delle vittime. Così, già dal 16 dicembre, Angela Merkel è riuscita a imporre alla popolazione un “lockdown duro” fino al 31 gennaio. Ma l’intenzione dichiarata della Cancelliera è quella di prolungarlo di “almeno per altre 8-10 settimane” in forma rafforzata. Se così fosse, rimarrebbero in vigore le attuali restrizioni che hanno sancito il fallimento della scelta “light”: il commercio al dettaglio ritenuto non essenziale rimarrà fermo, con ristoranti, locali e negozi che rimarranno chiusi. Così come gli asili e le scuole a ogni livello, i centri sportivi, le istituzioni culturali e i parchi giochi. Rimane valido per i datori di lavoro l’invito a far lavorare i dipendenti da casa e sarà vietato il consumo di alcolici in luoghi pubblici, così come gli assembramenti all’aperto.

Ed è in discussione in queste ore la possibilità di inasprire ulteriormente le restrizioni. Angela Merkel porterà sul tavolo del prossimo vertice con i Länder la possibilità di sospendere il trasporto pubblico e i treni a lunga distanza, introdurre il coprifuoco e obbligare alcuni Stati allo smart-working totale. Inoltre, la Baviera ha fatto un passo avanti rispetto al governo federale, imponendo l’obbligo di mascherine Ffp2 a bordo dei mezzi di trasporto pubblici e nei negozi.

A un piano di restrizioni così rigido, il governo nelle passate settimane ha comunque affiancato un innalzamento del contributo massimo accessibile alle imprese fino a 500mila euro. Ma il piano di ristori procede a rilento: in totale, riassume Iw, uno dei principali istituti economici tedeschi, nel bilancio 2020 erano previsti 42,6 miliardi di euro, ma ne sono stati erogati 15,8 miliardi, solo il 37%.

FRANCIA – Misure più restrittive anche in Francia, dopo che il 14 gennaio il primo ministro, Jean Castex, ha annunciato che il coprifuoco anticipato alle 18 è stato esteso da 25 dipartimenti a tutto il territorio nazionale. Nonostante questo, le scuole rimangono aperte in tutto il Paese, anche se sarà previsto “un rafforzamento del protocollo sanitario, soprattutto nelle mense, con sospensione delle attività sportive scolastiche ed extrascolastiche al chiuso e aumento dei tamponi”. Scongiurata, al momento, l’ipotesi di un nuovo lockdown, anche se il premier ha dichiarato che, in caso di peggioramento dei dati sui contagi, questa rimane un’opzione percorribile.

Dopo un primo allentamento pre-natalizio delle restrizioni, il Paese è tornato a imporre nuove misure. Nonostante numeri di contagi più bassi rispetto ad altri Paesi europei, il governo a inizio gennaio ha deciso che resteranno chiusi e non riapriranno dal 20 gennaio, come era stato invece ipotizzato dal presidente Emmanuel Macron, bar, ristoranti, cinema, musei e palestre. Non riapriranno neppure gli impianti di risalita. Per bar e ristoranti, chiusi da ottobre, “la prospettiva di una riapertura è rinviata almeno a metà febbraio”. E rimangono chiusi anche i confini con la Gran Bretagna a causa del rischio legato alla variante inglese.

GRAN BRETAGNA – Con il Paese che a gennaio ha sfondato il muro dei 60mila contagi giornalieri e la grave situazione degli ospedali “a rischio saturazione”, come detto anche dal premier Boris Johnson, il governo britannico ha annunciato dieci giorni fa un terzo lockdown dall’inizio della pandemia. Una decisione che, per l’Inghilterra, non porta solo alla chiusura dei negozi non essenziali e lo stop agli spostamenti non necessari, ma anche alla serrata di tutte le scuole, sia elementari che secondarie, con il passaggio alle lezioni a distanza per le prossime settimane.

Stessa cosa per la Scozia, come annunciato dal primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon, che si è detta “più preoccupata che a marzo” e che per questo ha introdotto limitazioni ancora più dure. Tutti i negozi non essenziali non potranno più operare in regime di ‘click-and-collect‘, il servizio che permette l’acquisto online e il ritiro in negozio, ma solo attraverso appuntamento, mentre bar e ristoranti dovranno fornire il servizio di asporto senza consentire l’ingresso nei locali ai clienti. Vietato il consumo di alcolici in pubblico in tutte le ‘zone rosse’, le aziende saranno obbligate, laddove possibile, a far lavorare da casa i propri dipendenti e nelle abitazioni saranno consentiti solamente lavori di riparazione ‘essenziali’ da parte di idraulici, muratori o elettricisti.

Alle difficoltà legate all’aumento dei casi dovuti alla mutazione inglese, si è però aggiunta anche la preoccupazione per la variante brasiliana del virus che desta non poche preoccupazioni in Amazzonia. Così, il governo di Downing Street, dopo la chiusura ai viaggiatori provenienti da Portogallo e Sudamerica, ha deciso di imporre un test Covid negativo effettuato entro 72 ore dall’arivo a tutti i viaggiatori, da qualunque Paese provengano, eliminando tutte le residue esenzioni. Chiunque entri nel Paese dovrà sottoporsi a una quarantena obbligatoria di dieci giorni in casa, anche in assenza di sintomi.

SPAGNA – Anche in Spagna, Paese nel bel mezzo della terza ondata, preoccupa la rapida diffusione della variante inglese, così il governo ha deciso di prolungare fino al 2 febbraio la limitazione dei voli e dei trasporti marittimi dal Regno Unito. Ma l’imposizione delle restrizioni nel Paese è strettamente legata ai provvedimenti presi dalle singole comunità autonome che, in questo modo, fanno sì che l’attuazione delle norme di sicurezza e prevenzione vengano applicate a macchia di leopardo.

La Catalogna è tornata a chiudere tutto dal 7 gennaio: non si potrà uscire dal proprio comune e verranno chiusi tutti i centri commerciali e le palestre. La Castiglia e León ha chiesto al governo di Pedro Sánchez un lockdown “breve ma efficace”.

La comunità valenciana ha esteso il periodo di chiusura dei confini del territorio, attivo già durante il periodo natalizio senza eccezioni, anche per le riunioni familiari. La ristorazione chiuderà alle 17, mentre il coprifuoco verrà anticipato alle 22. Chiusure delle attività essenziali dalle 20 anche in Aragón e riunioni per un massimo di quattro persone nella piccola regione di La Rioja.

Per quanto riguarda la scuola, tutte le comunità autonome manterranno le date di apertura previste, eccetto l’Estremadura, dove gli studenti dalle medie in su sono tornati alla didattica a distanza per almeno una settimana dall’11 gennaio. La convinzione è quella che le aule siano uno spazio sicuro. Ximo Puig, governatore di Valencia, ha dichiarato di non voler fare in modo che “il virus continui a pregiudicare il futuro degli studenti”. Per questa ragione ha confermato come data di rientro il 7 gennaio e così hanno fatto altre regioni. Madrid, Cantabria e Navarra sono state le ultime e a ripartire, l’11 gennaio.

Twitter: @GianniRosini

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