Domenica 27 dicembre è stato ufficialmente il Vaccination Day in Europa contro il virus del Covid-19, pandemia che a mio parere è stata resa più terrificante dall’eccesso di informazione (buona o cattiva che sia stata). Vaccination Day: ovvero il trionfo della medicina del terzo millennio che è riuscita in pochi mesi non solo a produrre un vaccino che sembra efficace ma soprattutto a farlo desiderare a tutto il mondo, persino a Beppe Grillo.

Detto così, come leggo in tantissimi siti, non posso però non notare la eccezionale assonanza con la famosa opera teatrale Knock, ovvero il trionfo della medicina (Knock ou Le triomphe de la médecine), la più conosciuta opera teatrale di Jules Romains, scritta nel 1923. L’assunto principale dell’azione teatrale è racchiuso tutto nella massima del Dr Knock: “L’essere sani è in realtà l’ignoranza d’essere malati”. La capacità retorica di Knock e l’abilità volta a piegare a piacimento la mente di tutti, persino del suo vecchio collega Parpalaid, sembrava funesta predizione della salita al potere della dittatura nei diversi Stati europei.

Oggi, nel 2020, ci avviamo alla salita al potere della dittatura della farmaceutica persino su tutti gli Stati del mondo? Ritengo un’osservazione sin troppo banale dire che l’eccesso di informazione in questa pandemia ci ha condotti ad una confusione pure terapeutica – addirittura maggiore oggi rispetto ad inizio pandemia. Aggiungo che mi è sembrato che le priorità nella ricerca su vaccini o terapie in corso di pandemia da Covid-19 le abbiano decise più le ditte farmaceutiche private che gli Stati sovrani, impegnati tutti – ognuno in base alle proprie possibilità economiche – a dimostrare al resto del mondo di avere la capacità di realizzare vaccini migliori degli altri, come se fosse più una corsa agli “armamenti” che una corsa al recupero di salute pubblica e di normale vita sociale.

I romani dicevano “si vis pacem, para bellum” (se vuoi la pace, sta sempre pronto a fare la guerra). Oggi questa massima latina sembra diventare “si vis pacem, para vaccinum”. Galeno diceva, in uno scritto intitolato Il miglior medico è anche filosofo, che, se non si conoscono logica, fisica ed etica, cioè l’insieme “dell’autentica filosofia” non si può essere buoni medici.

Oggi sembra proprio che sia diventato indispensabile disporre non solo di chi sappia scrivere i lavori scientifici medici, ma anche di chi sappia leggerli, riassumere inquadrando nel contesto e divulgare, informando correttamente sui dati raccolti, evitando le fake news. Riassumendo in una sola parola: serve chi ci aiuti a “pensare e comportarci saggiamente! (sophrosyne)” persuadendo magari come il Dr Knock, ma senza atteggiamenti arroganti del tipo “la scienza non è democratica”. Anche perché la medicina non è scienza, ma arte che usa la scienza.

Riprendendo un mio scritto del 2008, “l’enorme e velocissimo incremento della massa critica di informazioni rende indispensabile la migliore, più ampia e più corretta riflessione sul corretto uso di tutti i farmaci a vantaggio dell’uomo, secondo regole non di solo profitto economico individuale ma di etica pubblica: deve nascere la farmacosofia. Solo la migliore lettura del contesto permetterà di elaborare la programmazione e gli strumenti più adeguati al tipo di situazione concreta che deve essere accompagnata nel processo di crescita di popolazioni e di ogni singolo individuo e non ad una situazione ‘ideale’ su cui calare dall’alto dei modelli di riferimento terapeutici e comportamentali”.

Ogni medico dovrebbe farsi guidare sempre innanzitutto dal paziente, dalla clinica e dal proprio intuito medico, prima di qualunque (e oggi troppo sponsorizzate) linea guida. La scienza non è democratica, si è detto, è vero, ma la scienza non può non essere anche etica e trasparente. Un evento come quella della pubblicazione poi ritrattata sul Lancet contro la idrossiclorochina ad esempio è stata veramente una tragedia per la intera comunità scientifica medica mondiale.

Se si dimostra che con farmaci generici da pochi euro come il desametasone, le eparine e la idrossiclorochina, somministrati precocemente a domicilio e non in ospedale si riesce a rendere meno aggressiva e letale la infezione da Covid-19, come si può poi chiedere a tutto il mondo miliardi di euro per la ricerca di farmaci antivirali specifici e soprattutto vaccini?

In questa pandemia troppa mancanza di trasparenza e troppi conflitti di interesse sono ormai evidenti a tutta l’opinione pubblica nel settore delle priorità della ricerca farmaceutica che prima si diceva su “farmaci e vaccini”. A partire dal 27 dicembre si dovrà dire su “vaccini e farmaci”.

Pare veramente figlia di questa incredibile mancanza di filosofia e/o di etica e/o di polis-sofia (amore della polis, cioè del fare il bene per la comunità) che abbiamo letto in questi giorni sul Fatto l’incredibile vicenda di anticorpi monoclonali già pronti e soprattutto già prodotti in Italia ma che in Italia, per curare gli italiani, arriveranno per ultimi e pure a pagamento.

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