Dopo quattro richieste di archiviazione della Procura di Frosinone, il giudice ha disposto il rinvio a giudizio per i vertici dell’azienda Marangoni di Anagni, che fa parte di un piccolo di impero di produzione di pneumatici e di macchinari per la loro realizzazione, la cui origine viene dal Trentino. Le accuse riguardano i reati di disastro ambientale, omicidio colposo e lesioni personali gravissime, effetto della polvere nera emessa dallo stabilimento, che avrebbe causato, nell’arco di anni, all’insorgere di decine di casi di leucemia, sclerosi multipla e tumori fra gli abitanti della zona.

Gli imputati sono sei. Mario Marangoni, 89 anni, originario di Rovereto in provincia di Trento, presidente della società dall’11 dicembre 2006 al 18 aprile 2012; nel 2016 è stato nominato presidente onorario del gruppo in quanto fondatore dell’azienda circa 60 anni fa. Ci sono poi Massimo de Alessandri (attualmente è presidente di Dolomiti Energia, la potente multiutility del Trentino) in quando presidente di Marangoni Tyre dal 1999 al 2006, successivamente (fino al maggio 2012) consigliere delegato e amministratore unico, Giorgio Italo La Manna, di Barletta, consigliere delegato dall’aprile 2009 all’aprile 2012, Gerardo Magale, di Frosinone, direttore dell’organizzazione della fabbrica dal gennaio 2007 all’ottobre 2012 e procuratore speciale dall’ottobre 2012, Gian Luigi Carnevale, di Roma, direttore dal luglio 2005 al gennaio 2007 e Luigi Marco Pucinischi, australiano, ma residente a Latina, responsabile tecnico dal gennaio 2007 al luglio 2013. Per tutti la contestazione riguarda il pregiudizio arrecato alla “sicurezza dei lavoratori e degli abitanti delle zone limitrofe”.

Secondo il capo d’imputazione, che è molto articolato, l’attività della Marangoni avrebbe provocato gravi lesioni personali e in qualche caso anche la morte di abitanti. Le parti offese sono infatti 57. Si tratta di persone che si sono ammalate di varie patologie e in 21 casi sono decedute tra il 2004 e il 2014. L’impianto di Anagni, secondo l’accusa, avrebbe provocato emissioni pericolose per la salute e l’accumulo nei terreni di diossina e particolato carbonioso, con “un grave e concreto pericolo, a causa della elevata capacità di accumulo e la persistenza nell’ambiente, per la salute delle persone tanto da cagionare gravissime lesioni e la morte di più persone”. La storia giudiziaria è cominciata parecchi anni fa ed è stata controversa. Nel marzo 2015 il gip non aveva accolto una prima istanza di archiviazione dei pm, disponendo un’indagine epidemiologica tra i residenti in un raggio di seicento metri dal termovalorizzatore della Marangoni Tyre. Ed è anche sulla base degli esiti di quelle indagini scientifiche che ora si arriverà ad un processo per accertare se via stata responsabilità da parte della Marangoni. Dopo altre tre richieste di archiviazione, il gup frusinate Antonello Bracaglia Morante ha deciso che solo un processo può chiarire la fondatezza delle accuse. La prima udienza è stata fissata in primavera.

Sarà il processo alla “polvere nera”, ovvero ai residui liberati nell’aria dalla produzione di pneumatici. Secondo l’azienda, i limiti di legge sono sempre stati rispettati, ma siccome si sono anche verificati i decessi e le malattie, il gup ha disposto i rinvii a giudizio. “Ci sono state quattro richieste di archiviazione. – ha commenta Massimo de Alessandri, interpellato dal quotidiano “L’Adige” – Ma pur in presenza di perizie tecniche del tribunale che confermano che l’azienda ha sempre rispettato la legge ci troviamo ad affrontare un processo. Ovviamente siamo molto sereni, ora la giustizia farà il suo corso”.

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