“I buoni lottano per salvare il mondo. Le loro crociate si chiamano ‘progetti’, il loro Dio è la legalità“. Con questo incipit Luca Rastello ci ha insegnato a smascherare i bassifondi melmosi sui quali edificano i loro altari tanti moralisti. József Szájer è solo l’ultimo di una serie di feroci Savonarola colti con le mani nella pasta di quel piacere che ai quattro venti sbandierano di voler combattere come nequizia mortale e peccaminosa.

Basta andare indietro con la memoria per rammentare di politici inneggianti alla famiglia tradizionale pescati nelle retate notturne anti prostituzione, cavalieri della lotta alla pedofilia sorpresi mentre adescavano ragazzini, intellettuali che dissertano di morigeratezza dei costumi e fedeltà coniugale beccati a letto con le giovani allieve o i soldi in mano, pretesi rigorosamente in nero. C’è un elemento che li accomuna e, se ben letto, li smaschera: il troppo.

La psicoanalisi insegna che l’eccesso di prolusione virtuosa, la ridondante battaglia contro il male e il peccato nascondono molto spesso il segreto piacere di indugiarvi. I Robespierre che vi gridano in faccia quanto il peccato sia alle porte urlano in realtà quanto amino peccare confessando il loro disperato bisogno di innalzare muraglie difensive per impedire l’accesso a sguardi indiscreti ai loro retrobottega.

Tanto più profonda è la passione per qualcosa che deve restare nell’ombra, tanto più intensa sarà l’incandescenza della guerra che il moralista porta avanti contro quel mondo che non lo lascia affatto insensibile. Chi mai oserebbe dubitare dell’onestà di chi ha fatto della battaglia contro l’evasione fiscale la sua ragione di vita?

Soggetti di tal fatta si dividono in gregari e capibranco. Il paladino fedele solitamente appartiene a Grandi Movimenti Virtuosi caratterizzati da una ideologia semplificativa che si riassume nel ‘bene contro il male’, professando la sua cieca obbedienza ad un ordine sano, giusto, scevro da contaminazioni. Di giorno è in testa ai cortei contro uomini e donne transessuali, che paga profumatamente per incontri furtivi nottetempo.

Altri invece, dopo essere fuggiti da gruppi o organizzazioni a causa di regolamenti per loro troppo stretti, realizzano il sogno del perverso che è quello di divenire il fondatore di un nuovo ordine morale, ponendosi a capo di movimenti settari pensati ed ordinati secondo il loro capriccio, ora non più soggetti ad alcuna legge che non sia la loro (accade anche nelle scissioni di gruppi psicoanalitici).

Le cronache raccontano che nel fortino dell’Isis i capi avevano accesso ad ogni possibile eccesso sessuale ed alcolico. Oggi siamo avvezzi a vedere, seduti sui loro trespoli, quelli che vi propinano le loro melense ricette di virtù quotidiana a poco prezzo, che vanno di salotto in salotto a ricordare a noi, poveri incolti, la bellezza della monogamia o del vivere da poveri. Sono innocui narcisismi.

Quelli dai quali stare in guardia sono i trinariciuti del bene, gli infaticabili soldati che non lasciano trascorrere nemmeno un minuto senza ricordare al mondo il clangore della loro battaglia contro la devianza e la disonestà.

Di Simone de Beauvoir, icona del femminismo, Seymour-Jones scrive che “per Sartre il sesso era deflorare le vergini che la De Beauvoir sceglieva tra le sue allieve del liceo, seduceva safficamente e poi gli passava. Sartre prediligeva le bionde non appesantite dal cervello. Per gestire le sue infedeltà la De Beauvoir esercitava la sua maschia predisposizione al sesso seducendo le allieve, che poi gli passava per la deflorazione”.

Un giorno, un tizio che incontrai per questioni professionali accartocciò con rabbia i soldi che gli diedi sputandoci sopra perché li riteneva pochi. Mentre mi chinavo a raccattarli, sbirciai una sua lunga intervista ove disquisiva appassionatamente sulla necessità di stare in guardia dall’avidità.

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