Un pranzo di matrimonio a inizio ottobre a Pavia si è trasformato in un focolaio che ha infettato in tutto 48 persone. Gli invitati alle nozze erano 34: 21 si sono infettati e, non sapendo ancora di essere positive, hanno passato il virus a familiari e colleghi di lavoro. In tutto, altre 27 persone. Il caso, descritto al Corriere della Sera da Maicol Andrea Rossi, tirocinante in Igiene e medicina preventiva presso l’Osservatorio epidemiologico di Vercelli, fa capire come le riunioni tra parenti e amici possano essere importanti fonti di contagio da Covid-19, specialmente durante il periodo invernale. In un luogo chiuso, con più persone attorno a un tavolo che tolgono la mascherina per mangiare e restano insieme a lungo, l’aria si riempie velocemente di droplets, le goccioline di saliva che “trasportano” il virus.

“La convivialità è pericolosa“, ha sottolineato Fabrizio Faggiano, professore di Medicina Traslazionale Università del Piemonte Orientale. “Quando si mangia e si beve la mascherina viene abbassata, si tende a parlare più vicini e magari ad alzare la voce perché nella sala c’è chiacchiericcio”. Nel caso del matrimonio, il 62% dei partecipanti è risultato positivo. È cominciato tutto con un invitato che dopo la festa inizia a sviluppare i sintomi tipici del Covid: febbre, tosse, perdita di gusto e olfatto. Il tampone aveva poi confermato i sospetti di positività. La Asl di Vercelli, che ha condotto il tracciamento dei contatti e l’analisi epidemiologica, ha quindi scoperto in breve tempo che la metà dei partecipanti al matrimonio aveva sviluppato sintomi.

Il problema è che prima di scoprire la diagnosi, i 21 positivi hanno contagiato a loro volta 13 familiari. Fra loro un bambino che a scuola contagia altri 2 compagni. Un insegnante, invitato al pranzo di nozze, contagia 2 colleghi e 3 studenti. In totale, un focolaio di quasi 50 persone. Il tutto è accaduto in una decina di giorni. “Per questo – ha sottolineato Faggiano – non bisogna cedere alle occasioni sociali, dove il virus circola con estrema facilità. Ben vengano le restrizioni“, ha concluso.

(immagine d’archivio)

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