Quando un popolo nel momento dell’emergenza si pone domande superflue, non possiamo che dire che è l’effetto della “comunità liquida” per citare Baumann. Ma se le domande superflue invadono ogni ambito del dibattito pubblico e privato della Comunità sociale, allora senza citare nessuno possiamo dire che ci troviamo difronte ad una “società liquefatta”.

Oggi riusciamo a capire che tale liquefazione è un processo che va avanti da tempo e forse ha raggiunto il picco proprio in questi giorni. Due grandi pilastri della Comunità si sono sgretolati sotto i colpi del non senso comune prodotti dal Covid: il primo riguarda i giovani, abbandonati nelle loro istanze primarie sulla difesa dell’ambiente quali custodi del futuro; il secondo riguarda quel progetto “sapienza” di cui una società necessita per affermare la sua identità fondato sul rispetto e la valorizzazione dei nostri anziani, custodi del passato.

L’affermazione del presente estremizzata ci porta dritti verso il nulla, perché come ben sappiamo il presente non esiste se non come mera categoria teorica utile quanto una bandierina sul navigatore che ci indica la posizione in cui ci troviamo che un nanosecondo dopo è già falsa. Il presente si fonda sui numeri, grafici ed algoritmi relativi alla pandemia e sui grafici di borsa. Il blocco emotivo cui soggiacciamo, imprigionati nel presente, ci porta a perdere di vista lo scopo principale – quello solido, non liquido – per cui una comunità esiste. Sembra banale, ma non lo è.

Oggi ci accorgiamo che è indispensabile una rivoluzione territoriale che metta al primo posto la Sanità e l’Ambiente. Ma fino a ieri questi ambiti erano vissuti dal sistema come fattori di business, opportunità di crescita della ricchezza e non del benessere comune. Tant’è che il fattore Pil non è mai stato sostituito dal Bes, che oggi diventa più vicino grazie alla visione europea dei Recovery fund.

Questa rivoluzione, che mette al centro il benessere e l’istinto alla felicità di tutti e di ciò che ci circonda, mal si coniuga con i ritmi di Palazzo cui siamo abituati. I Ministeri della Sanità e dell’Ambiente sono stati sempre considerati di serie B rispetto agli altri. Oggi invece stiamo comprendendo faticosamente che sono i pilastri di una Comunità che metta al centro i suoi giovani e i suoi anziani, per procedere con visione e sapienza verso quel buon senso che determina scelte e pianificazioni.

I consensi sociali alla fine saranno liquefatti dagli eventi lasciando spazio all’entusiasmo del ricominciare. Ma tutto ciò non possiamo coglierlo in questo istante, è vero, se non con un surplus di riflessione attenta corroborata da vitaminiche letture con le quali dovremmo immaginare di passare il Natale, altro che sciare sì o no, cenoni in sei o in dieci. Oggi abbiamo capito che leggendo si viaggia, si ama, si piange, si spera, si impara, insomma si vive.

Questa deve essere la nostra filosofia in cui proiettare il nostro “esserci”. Il nostro “inter-esse”, ovvero “l’essere tra” che Hannah Arendt seppe intuire, deve guidarci verso la solidità e l’abbandono del liquido civico in cui siamo immersi. Per questo serve la filosofia, perché è l’unico vaccino per l’anima. Leggere, leggere e ancora leggere.

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