Quando la toppa è peggio del buco. Venerdì scorso aveva scatenato il caos la circolare 129 dell’Inps con cui di fatto i commercianti di Campania e Toscana – appena proclamate zone rossesono stati tagliati fuori dalla sospensione del pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali. Una possibilità prevista del decreto Ristori bis per le Regioni a rischio massimo di coronavirus ed esclusa a causa di un’interpretazione restrittiva della norma da parte dell’istituto di previdenza. L’errore, segnalato da diversi esperti e consulenti del lavoro, è stato corretto con un “Messaggio” pubblicato sul sito dell’Inps. Che però è datato 20 novembre, cioè tre giorni dopo la scadenza fiscale fissata dal governo. Ciò significa che chi non ha versato i contributi sperando in un passo indietro dell’ente ha fatto la scommessa giusta e non dovrà pagare alcuna sanzione, mentre i negozianti e i datori di lavoro che hanno già pagato quanto dovuto non avranno indietro neanche un centesimo. Per loro la possibilità prevista adesso dall’Inps è quella di “utilizzare un credito equivalente alla maggior somma versata rispetto al saldo della denuncia trasmessa, in compensazione legale con altre partite o nelle denunce successive, previa presentazione dell’apposita istanza telematizzata”.

In realtà non si tratta nemmeno del primo errore commesso dall’istituto nell’ultima settimana. La prima circolare emanata per disciplinare i rinvii fiscali previsti dal Ristori bis è la 128, ma è stata sostituita nel giro di 24 ore perché aveva esteso il rinvio del pagamento anche ai datori di lavoro che si trovano in zona arancione. Poi il 13 novembre è comparsa la n. 129, in cui si legge che hanno diritto allo stop ai contributi per novembre sia gli esercenti di tutta Italia attivi nei settori compresi nell’Allegato 1 al decreto – dagli hotel ai bar e ristoranti, passando per palestre, piscine, fiere e cinema – sia quelli attivi nei settori compresi nell’Allegato 2, “ma solo se hanno sede in zona rossa”. Il problema è che la circolare ha specificato esplicitamente di quali territori si tratta: Calabria, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e provincia autonoma di Bolzano. Escludendo automaticamente l’eventuale allargamento ad altre Regioni, cosa che poi è avvenuta davvero.

A fornire qualche dettaglio in più sull’accaduto è stato lo stesso istituto: nel Messaggio del 20 novembre si legge che l’ordinanza del ministero della Salute con cui Campania e Toscana sono finite in zona rossa aggiungendosi a Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle d’Aosta e provincia di Bolzano, è stata “firmata in concomitanza con la pubblicazione della citata circolare n. 129/2020″. In sostanza l’Inps sostiene di aver lavorato all’intera operazione di stop ai contributi proprio mentre il ministro Speranza stava valutando insieme alla cabina di regia se allargare la zona rossa alle altre due Regioni. “Sentito il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali”, continua quindi l’Inps, “con il presente messaggio si comunica che sono ricomprese per la sospensione dei versamenti in trattazione anche le Regioni Campania e Toscana”. Rettifica arrivata fuori tempo massimo.

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