di Roberto Lamacchia*

Abbiamo imparato a conoscere i rider, incontrando quotidianamente giovani che, con qualsiasi tempo e a qualsiasi ora, provvedono a portarci cibo a domicilio. Ma quale forma di rapporto di lavoro si applica loro?

Per lungo tempo i rider sono rimasti privi di tutela ed esposti alle decisioni del datore di lavoro (Uber, Glovo, Deliveroo, Eats), circa retribuzione, diritto alla salute, incolumità e previdenza. Lentamente, poi, hanno cominciato a organizzarsi e a rivendicare i loro diritti.

Sul punto, è nota la sentenza della Corte di Cass., Sez. Lavoro n. 1663/2020 che ha risolto il contenzioso tra i rider e Uber, stabilendo che ad essi doveva essere applicata la normativa del rapporto di lavoro subordinato, indipendentemente dalla qualificazione del rapporto (autonomo o subordinato) loro attribuita, purché la prestazione sia caratterizzata da personalità, continuità e etero-organizzazione.

Le aziende del settore si sono riunite in un’associazione sindacale, Assodelivery e analogamente le Oo.Ss. dei lavoratori hanno cominciato a occuparsi del problema. È nato su iniziativa del Governo un tavolo sindacale presieduto dal Ministro del Lavoro con i rappresentanti delle parti: l’attività negoziale ha portato, provvisoriamente, all’applicazione del Ccnl del settore Logistica, il più simile per il tipo di attività all’attività dei rider. Ma Assodelivery, in contrapposizione a quel tavolo sindacale, ha concluso una trattativa segreta con il sindacato Ugl per la stipula di un Ccnl per il settore.

L’iniziativa ha trovato una durissima opposizione da parte del Ministero del Lavoro che ha contestato con la comunicazione del 17.9.2020 la legittimità di un Ccnl stipulato da organizzazione non rientrante tra quelle comparativamente più rappresentative a livello nazionale, che prevede una retribuzione a cottimo e qualifica i rider come lavoratori autonomi, qualifica la cui attribuzione spetta solo al Giudice.

Ma l’aspetto più inquietante è il comportamento di una delle associazioni del settore, Deliveroo Italy, che ha inviato a tutti i lavoratori suoi collaboratori, circa 8000 (!), una e-mail in cui comunica l’adozione del Ccnl Assodelivery-Ugl in vigore dal 3.11.2020, invitandoli (!) a sottoscrivere un nuovo contratto che ne recepisca le direttive. Deliveroo conclude: “Se non firmerai il nuovo contratto di collaborazione entro il 2 novembre, a partire dal giorno 3 novembre non potrai più consegnare con Deliveroo poiché il tuo contratto non sarà più conforme alla legge. Se non desideri continuare a consegnare con Deliveroo secondo i termini previsti dal Ccnl, questa e-mail costituisce il preavviso formale della risoluzione del tuo attuale contratto che terminerà il giorno 2 novembre 2020″.

Comportamento grave, reiterato con l’invio di altre e-mail, che ha determinato lo sdegno in molti cittadini e associazioni; una di queste, Comma2-Lavoro è Dignità, ha deciso di presentare degli esposti presso alcune Procure della Repubblica (Torino, Roma, Napoli, Milano, Bologna, Firenze), ipotizzando l’esistenza del reato di estorsione, quantomeno nella forma tentata e/o di altre fattispecie di reato.

E’ probabile che gran parte dei rider abbia “dovuto” sottoscrivere l’accordo per poter continuare la propria attività e proprio in ciò sta la gravità del comportamento di Deliveroo. Non si hanno ancora notizie circa l’orientamento delle varie Procure circa la sussistenza dei reati ma è importante che sia fatta opera di informazione ai cittadini dei comportamenti di soggetti economici che si servono addirittura di Ccnl “corsari” per difendere, contra legem, i propri interessi.

Non sono mancate in questi giorni novità positive. Vi sono state proteste e scioperi dei lavoratori particolarmente rilevanti per una categoria dispersa sul territorio, che ha compreso l’importanza di un’azione collettiva. Significativa, poi, appare la presa di posizione di Just eat, importante azienda del settore, iscritta ad Assodelivery, che ha preso le distanze dall’accordo con la Ugl e che dal 2021 applicherà ai rider la possibilità di essere assunti come dipendenti, con un dietrofront clamoroso con l’applicazione di un modello del rapporto di lavoro, già utilizzato nel Nord Europa, con un salario in parte fisso e in parte legato alle consegne e con la possibilità di godere di ferie e malattia: un primo passo avanti!

Insomma, sembra che, una volta tanto, la pressione dell’opinione pubblica e lo sforzo congiunto di lavoratori, Oo.Ss. e Governo possa consentire ai rider una tutela della loro dignità umana e professionale, come richiesto dalla nostra Costituzione.

* Sono nato a Torino nel 1947. Dal ‘75 svolgo la professione di avvocato a Torino e mi occupo principalmente di diritto del lavoro e di diritto penale del lavoro (processo ThissenKrupp, processo Eternit), sempre dalla parte dei lavoratori, oltre che di processi penali in tema di repressione del dissenso. Sono cofondatore e Presidente dell’Associazione Nazionale Giuristi Democratici.

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