Si spacca il fronte dei gruppi del food delivery sul tema delle tutele per i rider. Just Eat ha annunciato che dal 2021 offrirà ai suoi 3mila fattorini la possibilità di essere assunti come dipendenti, abbandonando il meccanismo del cottimo. Una scelta che sconfessa totalmente il contratto collettivo nazionale sottoscritto in settembre tra Assodelivery, l’associazione delle piattaforme di cui fa parte anche Just Eat, e il solo sindacato Ugl, in cui si stabilisce chiaramente la natura autonoma del lavoro dei fattorini. L’accordo, bocciato dal Ministero del lavoro e condannato da tutte le altre sigle sindacali, è entrato in vigore il 3 novembre scatenando le proteste dei rider in tutta Italia. Ora la retromarcia di una delle maggiori aziende del settore è destinata a ribaltare i giochi di forza tra piattaforme e lavoratori, che mercoledì si incontreranno a Roma al vertice convocato dal Ministero.

Il gruppo acquisito a febbraio dalla società olandese Takeaway fino a pochi giorni fa chiedeva ai rider di firmare il nuovo ccnl pena l’impossibilità di usare l’applicazione per prenotare i turni di lavoro. Ora il dietrofront, annunciato attraverso un’intervista al Corriere Economia in edicola lunedì. Estenderà all’Italia il modello “Scoober”, un meccanismo contrattuale che l’azienda utilizza già in alcuni paesi del nord Europa. Dopo un periodo di prova i rider vengono assunti, potendo così godere di ferie e malattie. Il salario è in parte fisso e in parte legato alle consegne e terrà comunque conto anche dei tempi morti in attesa degli ordini. Tutele della subordinazione e superamento del cottimo, ovvero le richieste che i rider italiani portano avanti da anni ma che il nuovo contratto non ha in alcun modo riconosciuto. “Se sarà confermato con i fatti, si tratta di una grande vittoria ottenuta grazie all’attività sindacale, alle mobilitazioni e alle cause di questi anni”, esulta Yftalem Parigi, rider di Just Eat eletto rappresentante per la sicurezza dai fattorini di Firenze. “Ora ci aspettiamo che facciano altrettanto le altre multinazionali, sta anche a loro riconoscere ai rider le tutele che spettano a qualsiasi lavoratore”.

Assodelivery e Ugl avevano celebrato con grande enfasi l’entrata in vigore del ccnl, parlando di una nuova frontiera per i diritti dei rider. Per i confederali e le sigle auto organizzate si tratta invece di un accordo di comodo, sottoscritto con un sindacato minoritario tra i fattorini e vicino alle aziende, che sbandiera come salario minimo un cottimo mascherato. Nonostante scioperi e proteste le piattaforme sono andate avanti per la loro strada, indicando ai rider la firma del nuovo contratto come unica possibilità per continuare a lavorare. Alla mobilitazione di piazza si aggiunge la battaglia legale, con la Cgil in particolare che sta promuovendo una massiccia campagna di ricorsi contro l’accordo. Anche il Ministero del lavoro ha preso posizione, prima con una dura lettera inviata ad Assodelivery dopo la firma e poi evocando ispezioni nelle aziende riguardo l’applicazione del contratto. E ora, a pochi giorni dall’incontro di Roma, Just Eat ha deciso di estendere all’Italia le tutele riconosciute ai suoi rider in altri paesi. Una scelta clamorosa, per chi poche settimane fa ha firmato un accordo in senso opposto, che indebolisce la posizione delle piattaforme e apre uno spiraglio per la riapertura della trattativa.

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