Violenza, minor accesso a istruzione e cure mediche e mancanza di un ambiente sano in cui crescere. Sono le caratteristiche dei Paesi in cui donne e bambini sono più a rischio. Nel mondo sono 110 su 172 i Paesi dove queste categorie stanno subendo forme di esclusione: vuol dire che due Paesi su tre non garantiscono una vita dignitosa alle fasce più vulnerabili. Inoltre, la pandemia da Covid-19 ha portato a una limitazione dei diritti fondamentali per donne e bambini, con un fortissimo impatto negativo sull’accesso all’istruzione in tutti i Paesi. È quanto emerge dell’edizione 2020 di WeWorld Index, il rapporto annuale che misura il livello di inclusione di donne e bambini in 172 Paesi nel mondo, attraverso 34 indicatori. WeWorld è un’organizzazione italiana che da 50 anni difende i diritti di donne e bambini in 27 Paesi, compresa l’Italia. La posizione dell’Italia è peggiorata ulteriormente dal primo anno di pubblicazione del WeWorld Index, regredendo di 11 posizioni e di 10 punti.

La sesta edizione di WeWorld Index fotografa il mondo ai tempi del Covid-19, con l’aggiunta di 3 nuovi indicatori che misurano l’impatto della pandemia su salute, educazione ed economia. “Considerando gli indicatori relativi al Covid-19, si rileva un generale peggioramento dell’inclusione di donne e bambini – ha dichiarato Marco Chiesara, presidente di WeWorld – È probabile che a lungo termine l’impatto della pandemia sarà più forte nei Paesi in fondo alla classifica: economie a basso reddito, dove gli effetti del Covid-19, rischiano di essere amplificati a causa delle condizioni già instabili”. Molti di questi Paesi si trovano in aree geografiche colpite da altre crisi: cambiamenti climatici e disastri naturali, condizioni croniche di povertà, conflitti armati, governi autoritari.

L’accesso all’istruzione durante la pandemia da Covid-19 – Tra le tante disuguaglianze evidenziate dall’emergenza Covid-19, l’accesso all’istruzione è una delle più evidenti. La chiusura delle scuole a marzo 2020 ha colpito oltre il 91% della popolazione studentesca mondiale, più di 1,5 miliardi di alunni. I Paesi hanno adottato forme di didattica a distanza per continuare a garantire l’educazioni dei più giovani. Ma questo mezzo ha aggravato le disuguaglianze. Solo il 55% delle famiglie possiede una connessione internet: nel mondo sviluppato l’87% è connesso, rispetto al 47% nei Paesi in via di sviluppo, e solo il 19% nei Paesi meno sviluppati. A questo si aggiunge che saranno oltre 11 milioni le bambine che dopo la crisi del Covid non rientreranno a scuola, mettendole a rischio di gravidanza precoce, abusi e matrimonio forzato. “Il Covid-19 ha dimostrato che i sistemi educativi tradizionali non sono adeguatamente attrezzati per rispondere alla crisi e devono cambiare – ha spiegato Chiesara – WeWorld ha sviluppato un approccio distintivo all’istruzione, che si è dimostrato efficiente”. L’approccio è concentrato sulla creazione di contatti tra famiglie, comunità e scuole per sostenere l’istruzione dei bambini, fornendo loro supporto psicologico e sociale.

La situazione in Italia – La posizione dell’Italia è peggiorata regredendo di 11 posizioni e di 10 punti. Il peggioramento riguarda in particolare la condizione educativa dei bambini. Ma anche la condizione delle donne mostra segnali preoccupanti, specialmente per quanto riguarda la dimensione economica, dell’occupazione e del reddito femminile.

La spesa per l’educazione è tra le più basse in Europa, mentre secondo la classifica WeWorld nel mondo l’Italia è al 92esimo posto su 137 Paesi. Si segnala anche che l’Italia è carente di asili nido: questa mancata inclusione dei bambini si ripercuote anche sulle donne e sulla loro possibilità di entrare e rimanere nel mercato del lavoro. Secondo dati Istat, il 20% delle madri interrompe il lavoro dopo la nascita dei figli. La pandemia ha inasprito le condizioni di disuguaglianza: il 23,9% delle famiglie non ha internet e il 12,3% dei bambini tra i 6 e i 17 anni non ha computer o tablet a casa. Un grande problema in tempo di didattica a distanza.

Per quanto riguarda le donne, l’Italia si colloca bene su salute ed educazione: rispetto alla percentuale di donne laureate sul totale dei laureati, è 47esima su 127 Paesi. Le diseguaglianze aumentano passando alla dimensione economica: si posiziona agli ultimi posti (131esima su 175) per i tassi di disoccupazione femminile e per la differenza reddito rispetto agli uomini (91esima su 145). Per quanto riguarda il Gender Gap Index l’Italia è 76esima su 153 Paesi.

Gli altri Paesi – Prima in classifica si riconferma la Norvegia, seguita da Finlandia, Islanda e Svezia. Nel complesso, i Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, oltre a Nuova Zelanda, Canada e Australia, sono nelle posizioni più alte. Tutti i paesi dell’Africa sub-sahariana, la Repubblica Democratica del Congo, Yemen e Afghanistan sono classificati nelle ultime posizioni. All’ultimo posto c’è il Sud Sudan, preceduto da Ciad e Repubblica Centrafricana, che per la prima volta in cinque anni non occupa l’ultima posizione.

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