Ho lavorato per anni con la organizzazione del dottor Gino Strada in giro per il mondo, per due anni anche come responsabile della pediatria di Emergency, ma da quando sono stato eletto in Consiglio regionale della Lombardia evito di parlare di quella che ritengo la organizzazione che produce la migliore qualità sanitaria nei paesi in guerra e a limitate risorse, un orgoglio per l’Italia: Emergency, di cui Strada è direttore esecutivo.

Questa ritrosia nasce dal fatto che Emergency non può essere tirata per la giacchetta dalla politica da parte di nessuno. Lo striscione di Forza Nuova in Calabria, la definizione del dottor Gino come di un missionario africano (senza nulla togliere ai tanti missionari impegnati meritoriamente in Africa, semplicemente Gino Strada è un chirurgo e quindi fa altro), le parole di Storace e Santanchè e i posizionamenti degli esponenti politici che invece difendono il dottor Strada, mi spingono ad una riflessione tecnica del tutto personale su ciò che ha saputo creare.

Differenze tra il parlare e l’agire: ventennale allenamento a gestire ospedali e territorio rispettando rigorosamente i budget senza puntare al profitto. La scelta di offrire una medicina basata sulla eccellenza all’interno di un budget finanziario definito ha imposto di evitare ogni tipo di spreco: dalla attenzione estrema ad ogni acquisto di farmaci o equipaggiamento, all’ottimizzazione dell’impiego delle risorse umane, fino al training del personale.

Quando si insegna ad una infermiera afghana a fare un prelievo, le si spiega con dolcezza di imparare bene, anche perché se sbaglia al primo tentativo dovrà usare un secondo ago, che è stato pagato con i soldi delle persone che donano. Così le giovani professioniste ricevono una formazione pienamente consapevole, da leader: ownership e accountability. E’ questo il clima.

Gli ospedali di Emergency non sono aziende, non devono fare profitto; hanno la mission di risparmiare al massimo senza ridurre la qualità di cura: tutti i soldi sono investiti a beneficio dei pazienti. A questo stile, si associa la grande capacità di pianificare gli interventi: analizzare prima gli obiettivi che ci si prefigge, descrivere come li si ottiene, definire una catena di responsabilità e allocare le risorse nei vari capitoli di spesa.

Questa è l’ottica con cui il dottor Gino da anni lavora sulla assistenza sanitaria in Italia e da tempo è a disposizione per mostrare questo modo di lavorare anche nella gestione di un ospedale in Italia: migliorando ed umanizzando la qualità di cura, risparmiando denaro pubblico. Ideale per una sanità in deficit che deve sottostare ad un piano di rientro. Per questo era ed è vietato dargli fiducia: sanno che probabilmente ci riuscirebbe. Ricordo la lettera ai giornali in cui chiedeva di comprare il San Raffaele con tutti i suoi debiti per 1 euro, la disponibilità a gestire ospedali in Puglia, a L’Aquila. Ci andò vicino in Sicilia quando una grande donna di nome Borsellino era (per troppo poco tempo) assessore alla sanità.

La impostazione sanitaria di Emergency risulta particolarmente utile nella emergenza Covid, tanto è vero che anche nella leghista Lombardia i medici e gli infermieri di Emergency hanno lavorato all’ospedale da campo di Bergamo. Lavorando, proponendo, criticando, sempre restando nel merito delle cose concrete. Anche su questo la Ong del dottor Strada mostra disciplina ed esperienza di lungo corso. Sono i risultati che parlano.

L’esperienza di Emergency poteva essere sfruttata molto meglio, anche in Lombardia, ma sì è avuta da parte della politica padana la stessa paura che pare avere certa politica calabrese e nazionale: si sarebbe potuto insegnare e gestire la organizzazione logistica secondo il metodo Sierra Leone: molti mesi in cui riuscirono a tenere aperti e far funzionare in sicurezza due ospedali: uno completamente ebola free, e uno solo per malati di ebola, con “guardiani” sierraleonesi che ad ogni porta gestivano il flusso dei movimenti nei percorsi sporchi e puliti.

Erano in massima parte analfabeti. Qui in Italia, nessuno ha nemmeno il “coraggio” di affidare le procedure telefoniche di tracciamento a personale formato, ma non sanitario. Uno spreco di risorse umane impensabile per chi è allenato a lavorare in contesti in cui medici ed infermieri sono pochissimi.

Per ciò che riguarda la competenza nella gestione del rapporto ospedale e territorio, è sufficiente riferire delle moltissime decine di centri di salute gestiti direttamente tra le montagne dell’Afghanistan, nelle zone di guerra: nonostante questi ‘ostacolucci’ la rete efficiente e capillare penetra le periferie, gestendo in loco ciò che deve, e trasferendo in ospedale, in sicurezza, ciò che serve.

Potrei andare avanti a scrivere per ore. La conclusione è che il modo migliore per fare fallire il coinvolgimento di una persona con il curriculum professionale del dottor Gino Strada, che sia in Calabria o in Alto Adige, è quella di iniziare un dibattito partitico sì/no, in cui ognuno acchiappa voti nella sua tifoseria. Dibattito che avviene sopra la testa dei cittadini e sopra la testa di questo dottore. A meno che chi ha il potere non inizi immediatamente un dialogo approfondito e silenzioso con il dottor Gino nel merito delle cose, un confronto su cosa serve e quali poteri dare, con quale budget e per quanto tempo. C’è differenza sostanziale tra chi parla e chi ha visto e fatto, e quindi conosce.

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