“A Toti dico, sì io forse sono improduttivo, ma te devi trombare di più”. Mario Cardinali, che dal 1982 frusta politici, vescovi e potenti con il suo mensile di satira Il Vernacoliere, così risponde al presidente della Regione Liguria Giovanni Toti che ha definito “improduttivi” gli over 70. Lui, Cardinali, livornese, anni 83, di farsi rinchiudere nel caminetto di casa non ne ha proprio voglia. Anzi, poiché il Vernacoliere, la sua creatura satirica fatica ad andare avanti economicamente – attualmente vende 15mila copie, ma in passato è arrivato anche a quota 60mila – come tutta la stampa ha lanciato un appello per la sottoscrizione di almeno 5mila abbonamenti (27 euro il costo annuo).

La crisi economica e dell’editoria cartacea hanno colpito anche il Vernacoliere (“mensile di satira, umorismo e mancanza di rispetto in vernacolo livornese e in italiano”) e non è uno scherzo. “Servono cinquemila nuovi abbonamenti per far sopravvivere il Vernacoliere”, scrive Cardinali. Che aggiunge: “E dunque, per i tanti che in particolare su Facebook si sperticano di elogi nei nostri confronti, che puntualmente ogni mese si congratulano per ogni nuova locandina, che dichiarano di adorarci per l’umorismo, per la satira e per il libero pensiero, per tutti costoro e per quanti vorranno aiutarci fattivamente è arrivato il momento di farci vedere – ove possibile ovviamente – la loro riconoscenza pratica: un abbonamento. E chi è già abbonato potrà ancor di più aiutarci procurandoci nuovi lettori che vogliano anch’essi abbonarsi: amici, parenti, conoscenti, persone comunque interessate anch’esse all’umorismo dissacrante e alla riflessione critica”. E nel suo appello Cardinali si rivolge anche ai personaggi vip diventati bersaglio della sua satira in nome della “libertà di satiricamente ridere”. Perché ridendo, spiega il direttore del Vernacoliere, si può riportare “a livelli terreni chi del suo potere fa ascensore per i propri infiniti cieli di vanità, d’arroganza e di prepotenza. Facendo sempre e comunque pagare a noi popolo sotto”.

E la risposta, assicura Cardinali, sta andando meglio del previsto: “Mi ha espresso solidarietà Vauro, persino il sindaco di Livorno ‘a nome di tutta la città’ e si è abbonato anche qualche pisano. Se li ho accettati, io che attacco sempre i pisani? Boia deh, loro sono privilegiati”, sorride. Poi serio: “Con i pisani noi livornesi si ruzza. Io poi amo Pisa, lì mi sono laureato in Scienze Politiche nel 1962 e ho partecipato a diversi salotti letterari, che sono ossimori per i livornesi…”. Anche se con i pisani non sempre è andata bene. Nel 1983 un comunista pisano lo denunciò per il reato di oscenità per aver scritto “topa” sulla locandina ma in tribunale Cardinali fu assolto. E al Tirreno ha spiegato di usare “la parola topa come una categoria kantiana”.

La locandine del Vernacoliere sono un cult e raccontano l’Italia degli ultimi quarant’anni dalla pancia in giù – non solo la “topa”, ma pure culo, seghe, trombare – anche se Cardinali sciorina con naturalezza i versi di Catullo come i Promessi Sposi di Manzoni. Ma la sua satira è popolare, sanguigna e irriverente. E non risparmia nessuno. Beppe Grillo? “A noi ce lo puppi”. Renzi? “Renzi s’è messo la granata ‘nculo. Così ni riesce anche spazza’!». Sandro Bondi, l’ex fedelissimo di Berlusconi: “Un grido dall’Italia. Bondi devi tromba’!. Vedrai poi ‘un ci penzi più a Berlusconi”. Molte ovviamente le locandine su Berlusconi quando era premier. Da “Benito Berlusconi” a “Come si lecca il culo a Berlusconi”. Su Salvini: “Artro che ‘r core’ immacolato di Maria! La Madonna scrive al Vernacoliere. Per favore mandate Sarvini affanculo per me! Io le parolacce ‘un le posso dì’!”. Per finire, il numero in edicola. Apertura dedicata a Conte e ai suoi Dpcm. “Un grido dar Paese. Ma le gambe no! Conte lasciaci trombà! E’ rimasta l’urtima libertà”.

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