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Il Tar Lazio respinge il ricorso della Calabria: no alla sospensione cautelare del dpcm che la inserisce in zona rossa

"Il mio appello alla Regione è di fermarsi di fronte al rigetto già avvenuto", ha commentato il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, al termine della riunione di coordinamento con le Regioni. "Chi esce dal perimetro delle ordinanze del ministro della Salute, allargando le maglie, avrà l’impugnazione degli atti in tempo reale, a tutela massima della salute dei cittadini e del lavoro degli operatori sanitari"
Il Tar Lazio respinge il ricorso della Calabria: no alla sospensione cautelare del dpcm che la inserisce in zona rossa
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Non ci sarà alcuna sospensione cautelare urgente del Dpcm del 3 novembre scorso, che ha inserito la Calabria tra le Regioni ‘zona rossa‘ per il contenimento del contagio da Coronavirus. La decisione arriva dalla prima sezione del Tar del Lazio, che ha respinto il ricorso della Regione e fissato la camera di consiglio il prossimo 18 novembre. “Il mio appello alla Regione Calabria è di fermarsi di fronte al rigetto già avvenuto oggi del ricorso della stessa Regione Calabria contro il Dpcm”, ha commentato il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, al termine della riunione di coordinamento con le Regioni.

“Chi esce dal perimetro delle ordinanze del ministro della Salute, allargando le maglie, avrà l’impugnazione degli atti in tempo reale, a tutela massima della salute dei cittadini e del lavoro degli operatori sanitari”, ha continuato Boccia. “Ogni Presidente ha sempre la possibilità, se ci sono condizioni di gravi criticità comprovate, di emanare provvedimenti più restrittivi, ma se un’ordinanza va contro il deliberato invertendo l’impostazione, frutto del lavoro dell’Iss e della cabina di regia sul monitoraggio dei dati, il governo a tutela dei cittadini, della loro salute e del lavoro difficile degli operatori sanitari lo impugnerà in tempo reale”.

“Emanare un atto – sottolinea Boccia – che va contro la decisione del governo per allentare le condizioni da una zona rossa a zona arancione o gialla è un atto irresponsabile di propaganda che può fare molti danni sanitari”.

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