Giù, sempre più giù. Prosegue la discesa dei rendimenti dei titoli di Stato italiani. Nel pomeriggio il tasso del Btp a 10 anni è scivolato al minimo storico di 0,603%. Ieri, per la prima volta, il Btp a 5 anni ha fatto un’ escursione in territorio negativo segnando un – 0,09%. Titoli a scadenza più breve si muovono già da tempo al di sotto dello zero. La caduta dei rendimenti dei titoli quinquennali dura, più o meno ininterrottamente, dallo scorso giugno quando un Btp a 5 anni pagava l’1,4%. Il fenomeno non è certo prettamente italiano. Anzi. Alcuni paesi europei hanno interessi negativi sui titoli di tutte le scadenze. In Germania un bund decennale ha oggi un interesse negativo dello 0,6%, un decennale francese dello 0,4%, uno spagnolo “paga” meno 0,1%. Anche in Grecia le cedole sono bassissime: 0,8% per un prestito di 10 anni. Nel mondo ormai il 90% dei bond (sia titoli di stato che obbligazioni societarie) hanno rendimenti al di sotto del 3%.

Rendimenti così compressi sono dovuti a diversi fattori. I principali sono, da un lato, la bassissima inflazione o, in alcuni casi come Italia ed Europa, una blanda deflazione. Dall’altro i continui, massicci, acquisti da parte delle banche centrali. I titoli di Stato sono titoli “a reddito fisso“, ossia pagano sempre lo stesso interesse in valori assoluti per tutta la loro durata . Cambia invece l’interesse se calcolato in rapporto al valore del titolo. Più salgono gli acquisti, più il prezzo del titolo cresce e quindi, in proporzione, diminuisce il rendimento offerto.

Perché un investitore dovrebbe comprare un titolo vendendosi poi restituire alla scadenza una cifra più bassa di quella pagata all’acquisto? Due motivi. Il primo è quello di investire su un’obbligazione come si investirebbe comprando un’azione. Ossia scommettendo sull’aumento del valore del titolo per rivenderlo prima della scadenza. Il secondo è quello di attendersi uno scenario deflazionistico persistente. Se nel corso della durata del titolo i prezzi calano, alla fine ci si potrebbe ritrovare con una una somma che, anche se più bassa di quella iniziale, vale di più in termini relativi.

Prestiti europei sempre meno “appetitosi” – Naturalmente la discesa degli interessi riduce la convenienza di finanziamenti alternativi a quelli reperiti sul mercato. Tra questi anche i prestiti del Mes il cui costo sulla scadenza decennale è di circa lo 0%. Più i rendimenti dei Btp calano, più la convenienza diminuisce.

Oggi il Tesoro ha presentato i termini della seconda emissione di Btp futura, lo strumento più direttamente in concorrenza con l’opzione Mes. Il collocamento avverrà tra il 9 e il 13 novembre e i bond avranno con una durata inferiore (da 10 a 8 anni) rispetto alla prima tranches. Lo scorso luglio il Btp futura aveva raccolto sottoscrizioni per 6,1 miliardi, meno di quanto atteso e sperato. Per invogliare i risparmiatori ad acquistare il titolo sono previsti interessi crescenti nel corso della durata. Una buona occasione se i tassi dovessero restare a lungo intorno ai bassi livelli attuali, cosa non scontata. Il Mef ha anche riacquistato titoli di Stato per un ammontare di 4 miliardi di euro, concentrandosi sulle scadenze 2021 e 2023. L’0perazione di inserisce in una più ampia strategia di allungamento della durata media del nostro debito (oggi di circa 6,9 anni). Più la durata media si allunga, meno le finanze pubbliche sono condizionate dagli alti e bassi e ai “capricci” dei mercati.

A mercati chiusi l’agenzia Moody’s comunicherà la sua valutazione aggiornata della situazione debitoria italiana. Nonostante il peggioramento di del rapporto tra debito e prodotto interno lordo, dieci giorni fa Standard & Poor’s aveva confermato il suo giudizio, migliorando però la valutazione sulle prossime probabili evoluzioni.

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