Mps ha chiuso i primi nove mesi dell’anno con una perdita di 1,5 miliardi di euro, in peggioramento sia rispetto agli 1,09 miliardi della semestrale 2020 che rispetto all’utile di 187 milioni registrato nello stesso periodo del 2019. L’istituto, si legge in una nota, ha registrato nel terzo trimestre una perdita di 451 milioni, impattato da oneri non operativi per 569 milioni, riconducibili principalmente da accantonamenti per rischi legali (circa 768 milioni) e ai costi di ristrutturazione per le uscite di personale. Sulla banca senese pendono richieste di risarcimenti per le gestioni dell’ultimo decennio per circa 10 miliardi di euro. Altri 621 milioni di euro sono stati “risucchiati” dai crediti deteriorati. Sono cioè soldi utilizzati per coprire le perditi su prestiti che non sono stati restituiti a causa delle difficoltà dei debitori. Nei primi nove mesi dell’anno i ricavi sono scesi del 9,3% a 2,2 miliardi di euro.

Attualmente il primo azionista di Mps è il ministero del Tesoro che detiene una partecipazione del 68%. Il Mef ha assunto il controllo della banca nel 2016 per scongiurarne il fallimento. In base agli accordi con Bruxelles il Mef dovrebbe cedere la sua partecipazione entro il 2022. Questa mattina aveva comunicato i conti trimestrali anche il gruppo Unicredit (1,6 mld di perdite nei primi 9 mesi dell’anno) che è stato indicato come possibile acquirente della banca senese. Il piano di acquisizione prevederebbe una dote di 5 miliardi di euro assegnata dal Tesoro e circa 6mila esuberi.

Mps ora ha in cantiere un nuovo aumento di capitale che dovrebbe comportare per i soci un nuovo esborso da almeno 1,5 miliardi di euro, quindi circa un miliardo a carico del Mef. Come scrive oggi la banca senese “con il pieno supporto dell’azionista di controllo, sta lavorando alla revisione del capital plan per le iniziative di rafforzamento patrimoniale in corso di valutazione, alla luce degli accantonamenti per rischi legali contabilizzati nel trimestre, degli impatti del deal con Amco e delle future implicazioni del contesto regolamentare e macroeconomico”. Il “deal con Amco” si riferisce ad un’operazione di cessione di crediti deteriorati.

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