Signore e signori, il Maestro ci ha lasciato. Nella notte del suo 80esimo compleanno, proprio la notte dedicata a chi non c’è più, si è spento nel letto di un ospedale. Gigi Proietti non era solo un attore, era il simbolo di un Paese intero, della sua parte migliore, uno degli ultimi esponenti di quell’arte davvero nobile che è il teatro. La sua morte lascia un vuoto davvero incolmabile in questa Italia così tristemente svilita dal punto di vista della cultura e dell’arte in generale.

Istrionico, espressione di una comicità di classe, di una professionalità rara e di una dedizione per il mestiere di attore che ne ha fatto un modello d’ispirazione per tante generazioni di artisti. Gigi Proietti era il teatro, ma era anche il cinema, la televisione, era ovunque ci fosse bisogno di arte, quella vera e sincera. Una carriera di quasi cinquant’anni: 33 fiction, 42 film, 51 spettacoli teatrali di cui 37 da regista, oltre ad aver registrato 10 album come solista e diretto 8 opere liriche. L’Italia piange oggi un grande, grandissimo artista.

Mi sono messa a leggere i tanti, infiniti commenti commemorativi in suo onore e ho pensato a quanto questo Paese abbia disperatamente bisogno di arte, di bellezza, di sogno. Quello che sta accadendo in quest’ultimo anno al mondo dello spettacolo è triste e particolarmente ingiusto. L’Italia non è nulla senza la cultura che l’ha generata, senza quella stessa arte che ne ha fatto un luogo prezioso per il mondo intero.

Pensare anche solo per un istante che tutto questo possa essere sacrificabile è un crimine; pensare di poter esistere senza la nostra tradizione di Paese d’arte e di bellezza è una follia e soprattutto è un biglietto di sola andata per il fallimento totale di un popolo e della sua storia. Questa pandemia ci ha messo di fronte alle nostre più oscure paure, alle nostre debolezze e proprio per questo avrebbe dovuto renderci migliori, più consapevoli e più uniti. Invece è accaduto il contrario: ha generato un abbrutimento della società civile, ha scoperchiato il vaso di Pandora e liberato l’egoismo, l’indifferenza e la totale mancanza di senso civico.

Siamo stanchi, è vero. Siamo scontenti, è vero anche questo, ma nulla giustifica tale imbarbarimento. Ecco perché, in una situazione così compromessa, in cui le persone annegano nello sconforto, non si può e non si deve rinunciare all’arte e alla cultura. Al contrario è necessario trovare un modo per preservare tutto ciò che di bello ci è rimasto e occorre farlo subito. Il mondo dello spettacolo, dell’intrattenimento, dell’arte non è un di più, un qualcosa di superfluo al quale all’occorrenza si può rinunciare. Noi siamo la nostra cultura, noi siamo Tòto dentro la saùna, siamo Mandrake e le sue furbate, siamo il Conte Duval che non ricorda le battute e cerca il suggerimento di Spartaco.

Siamo la poesia di Alda Merini e le canzoni di Lucio Dalla, siamo i monologhi di Franca Valeri, siamo il sorriso sornione di Mastroianni e gli occhi profondissimi di Anna Magnani.

L’Italia è arte: basta passeggiare in una giornata qualunque per il centro di Roma o di Firenze, perdersi nella bellezza di Assisi e rimanere senza fiato davanti al golfo di Napoli. Noi abbiamo respirato bellezza sin da quando siamo venuti al mondo, per questo perdere Gigi Proietti ci ha fatto sentire così vuoti. Abbiamo perso un po’ di noi, della nostra storia. Ma nel dolore di questa perdita è l’arte che ci viene in soccorso e ci salva. La gigantesca arte di Gigi Proietti è eterna ed è lì a dimostrarci che nulla avrebbe avuto senso senza.

Nel rispetto assoluto della legge e delle disposizioni di sicurezza, mi auguro che si possa trovare un modo per rimettere la cultura al centro di questo Paese, perché come diceva bene il caro Gigi, “Nella totale perdita di valori della gente, il teatro è un buon pozzo dove attingere”. Ciao Maestro. Grazie.

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