“Gli scontri nella maggioranza sul nuovo dpcm di Conte? I provvedimenti vanno commisurati non ai dati di oggi, ma ai dati che si prevedono di avere tra due settimane. E’ francamente disgustoso assistere a questi spettacoli da parte di politici che non ragionano su un lasso di tempo di 15 giorni, ma sull’oggi“. Così, a “Tagadà” (La7), il direttore de ilfattoquotidiano.it, Peter Gomez, commenta la crociata di Italia Viva contro il nuovo dpcm del governo Conte Due sull’emergenza coronavirus.

Gomez aggiunge: “Salvini e Meloni sono all’opposizione, ma Renzi fa parte del governo. Molte delle obiezioni che fa probabilmente hanno un senso, ma chiudere i locali alle 18.00 è un tentativo per non chiudere tutto, come chiederebbero gli esperti. Tutti i provvedimenti di cui parla, sicuramente necessari, non si possono mettere in campo oggi in 15 giorni. La responsabilità in politica parte da un principio di realtà. C’è una frase celebre di John Kenneth Galbraith che diceva: “La politica consiste nello scegliere tra il disastroso e lo sgradevole” – continua – Oggi stiamo esattamente in questa condizione. Dobbiamo scegliere tra il disastroso e lo sgradevole. Il disastroso è la pandemia che impatta, gli ospedali che saltano e che non sono più in grado di curare nemmeno i malati di cancro. Lo sgradevole sono gli altri disagi bruttissimi dei tanti cittadini che devono essere risarciti“.

E sottolinea: “Essere un leader, soprattutto se si è nella maggioranza di governo, vuol dire ragionare non per l’interesse elettorale della settimana prossima, sperando di raccattare tre voti tra le categorie arrabbiate o sperando di lavorare per un “governissimo”, che, come tutti sappiamo, non si può fare in questo momento, perché comporterebbe un mese e mezzo di assenza di governo. E lo dico anche ai tanti commentatori che hanno scritto questa ipotesi sui giornali”.

Il direttore del Fatto online osserva: “E’ evidente che l’unica cosa che si può e si deve fare è risarcire e ristorare immediatamente tutte le categorie economiche danneggiate, dicendo anche la verità: non è che lasciando aperti i ristoranti adesso, con una curva di contagi che sale in questa maniera, i ristoratori riusciranno a far fronte alle loro spese, perché la gente ha paura e al ristorante non ci va. E ha paura non perché aumentano i contagi, ma perché sale il numero dei ricoveri negli ospedali e nelle terapie intensive, nonché dei morti. Quindi, quello che devono pretendere queste categorie sono i soldi”.

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