Le proteste di Napoli? In considerazione di alcuni dati, come il numero di motorini per strada e le violente aggressioni con bastoni ferrati, non sono certamente espressione della protesta dei lavoratori, ma nascono proprio dalla partecipazione di quelle parti più violente della società, che solitamente allignano nella camorra e nelle formazioni estremiste”. Sono le parole pronunciate ai microfoni di “24 Mattino”, su Radio24, dal procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho, che aggiunge: “Le indicazioni che ci arrivano confermano la partecipazione di soggetti inquadrati nell’ambito di organizzazioni criminali di tipo camorrista. D’altro canto, sono quelle a essere più interessate alla vicinanza alle parti più sofferenti della società, per riceverne poi consenso sociale o anche per infiltrarsi attraverso le attività economiche. Nei momenti di emergenza è la camorra a trarre maggiore vantaggio a Napoli, come le mafie negli altri territori”.

Cafiero De Raho spiega: “Sicuramente la camorra e le altre mafie, sostenendo queste manifestazioni, si rendono riferimenti della popolazione che soffre e diventano soggetti in grado di sostenere con maggiore forza la protesta, cosa che certamente non potrebbero fare coloro che manifestano in modo pacifico, perché attraverso lo strumento della violenza si ritiene che si possa essere più convincenti. Ma, in realtà, alla camorra e alle mafie poco importa l’obiettivo che si consegue. L’importante è che si facciano riconoscere come soggetti che intervengono a sostegno di coloro che soffrono. In questo modo ne hanno sostanzialmente il consenso sociale. Non dimentichiamo – continua – che le mafie fondano la loro forza proprio sul consenso sociale, il che si manifesta nel sostegno di proteste come quella di Napoli, ma anche in forme di solidarietà economica con le parti più deboli. Si pensi soprattutto al circuito della piccola illegalità, come quella fatta da parcheggiatori abusivi e manovali in nero. Cioè quelle illegalità che però danno sostegno a tante persone, che in momenti di lockdown non possono trovare attuazione. La solidarietà nei confronti di queste ampie fette della società disagiate evidenzia un apprezzamento da parte delle stesse e quindi un avvicinamento, un consenso sociale che è tra gli obiettivi primari delle mafie”.

Riguardo ai dati di crescita dell’usura nel corso del passato lockdown, il procuratore rivela: “Da sempre lanciamo un allarme sul problema dei ritardi dei pagamenti dello Stato. Più i finanziamenti sono tardivi, più la criminalità organizzata ha possibilità di collocare la propria liquidità. Le mafie infatti non hanno l’esigenza di cercare liquidità, ma di collocarla. E quindi, nel momento in cui le attività economiche si fermano e rallentano, laddove c’è bisogno di ricorrere al credito parallelo, che è proprio delle mafie, ecco che il soggetto economico deve rivolgersi alle stesse mafie e queste poi, un po’ alla volta, si impossessano delle società e delle aziende – conclude – Entrano cioè col proprio denaro e, nel momento in cui quel denaro non viene restituito, iniziano a gestire le imprese, senza però impossessarsene formalmente, ma solo sostanzialmente. Questo consente loro di avere dei canali di immissione delle loro liquidità, che vengono poi coperti dalla documentazione più varia, senza però esporsi, perché mantengono la titolarità sempre in capo alle stesse persone. All’esterno, quindi, non si rileva l’infiltrazione mafiosa, ma è da dentro che la mafia riesce a far entrare i propri soldi, ovvero a coprirli. I profitti illeciti, insomma, si coprono in queste attività”.

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