Le anticipazioni che si rincorrono da ieri “sono da ritenersi fughe in avanti e ipotesi non corrispondenti a verità. Le uniche misure di restrizione veritiere saranno quelle contenute nel dpcm che verrà emanato non appena definito il quadro di intervento”. Dopo le indiscrezioni su coprifuoco e chiusure per frenare i contagi da Covid 19, Palazzo Chigi frena e anticipa che le notizie ufficiali sulla nuova stretta arriveranno domenica, con una conferenza stampa del Presidente del Consiglio. Il dpcm sarà firmato entro lunedì, a valle di un confronto partito con un vertice dei ministri convocato d’urgenza nella tarda serata di ieri e di una riunione tra governo, Protezione Civile, Regioni e il commissario Arcuri per rafforzare il coordinamento tra Stato e territori. Oggi alle 17, poi, si è riunito il Comitato tecnico scientifico. E dopo le 19 c’è stata un’altra riunione di Conte con i capi delegazione. Nel frattempo prende corpo anche l’ipotesi di varare un nuovo decreto per prorogare la cassa integrazione per Covid, in abbinata alla manovra da 40 miliardi che nel fine settimana Palazzo Chigi invierà in Europa.

In attesa di dettagli sulle nuove restrizioni, il ministro Roberto Speranza ha spiegato che “l’idea di base è l’irrigidimento delle misure con una distinzione di base tra attività essenziali e non essenziali” in modo tale da garantire i due pilastri considerati imprescindibili da Palazzo Chigi: “La scuola e il lavoro“. Poi c’è il tema dello smartworking, che potrebbe arrivare “al 70-75%” nella Pubblica amministrazione dal 50% attuale. Speranza ha anche sottolineato la necessità di “fare uno sforzo in più sulla movida” (ad esempio limitando “gli orari serali”), fermo restando l’impegno dell’esecutivo a farsi carico del “ristoro per le attività chiuse“. Dalle Regioni non è ancora emersa una proposta condivisa sugli orari dei locali, mentre tutte sembrano d’accordo nel voler chiedere alla ministra Lucia Azzolina che venga sperimentata la didattica a distanza almeno per gli studenti degli ultimi anni delle superiori. Intanto lunedì il Tar Lazio si esprimerà sui ricorsi contro l’ordinanza del governatore Vincenzo De Luca che chiude le scuole in Campania.

Le ipotesi su orari dei locali e stretta su piscine e palestre – A Roma, venerdì notte, i capidelegazione dei partiti di maggioranza hanno affrontato il dossier con il presidente del Consiglio dopo l’aggravarsi della situazione, certificata dagli oltre 10mila contagi e più di 100mila le persone positive. Durante l’incontro si sono esaminate varie ipotesi. Sul fronte delle misure: coprifuoco voluto dai sostenitori della “linea dura” Speranza e Franceschini (ma che secondo il premier sarebbe l’ennesimo colpo all’economia, quindi da evitare) oppure restrizioni ancora più nette sugli orari di bar, ristoranti e locali. La chiusura ipotizzata sarebbe alle 22, così da evitare il “rischio movida”. Altra soluzione sul tavolo, quella di rendere lo smart working obbligatorio per il 75% nella pubblica amministrazione in modo tale da impattare meno sui trasporti.

Più che probabile la stretta sugli sport da contatto, di base e a livello agonistico, gestiti dalle società dilettantistiche, con l’alt ad allenamenti e partite come il calcetto e il basket. Torna a essere valutato lo stop a piscine, palestre e circoli, anche se le Regioni chiedono “di tutelare almeno le squadre, che possono rispettare i nuovi protocolli“. Si parla anche di chiusure provvisorie per negozi non essenziali, ma fonti di Palazzo Chigi assicurano: parrucchieri e centri estetici non chiuderanno. Non è in discussione nemmeno l’eventuale stop alle scuole: Azzolina non intende tornare alla didattica a distanza, si parla semmai di ingressi scaglionati con più lezioni al pomeriggio così da gravare meno sui trasporti. A rappresentare l’ala del rigore nel Pd sono Dario Franceschini e Roberto Speranza, che spingono per provvedimenti netti. Poi c’è Teresa Bellanova che porta al tavolo la posizione dei renziani sulla necessità di usare il Mes. Dall’altra parte c’è il premier Conte, che oltre a individuare le misure idonee rispetto all’andamento del virus, deve anche fare i conti con le ricadute economiche che ogni “stretta” eccessiva può innescare.

Le Regioni chiedono didattica mista, non c’è intesa su chiusura ristoranti – Nel pressing si infila lo scontro con le Regioni, dopo il duro atto d’accusa del commissario Arcuri per i mancati investimenti sul fronte dei tamponi e delle terapie intensive. Toni che si sono ammorbiditi nel corso dell’incontro tra Stato ed enti locali avvenuto in mattinata. Il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini ha ribadito la necessità di agire in sintonia e la “centralità della scuola e del lavoro anche in questa fase”. Ma è tornato a battere chiodo su un punto già anticipato nei giorni scorsi: “Per difendere la scuola è necessario un ulteriore sforzo per cercare una più netta differenziazione degli orari scolastici” e “non possono essere escluse ipotesi di una didattica mista – anche con ricorso alla didattica a distanza – per gli studenti universitari e per quelli degli ultimi anni delle scuole superiori“. Per quanto riguarda le attività produttive, invece, secondo Bonaccini “occorre ragionare meglio sul contenimento di quelle che determinano assembramenti o compresenza ravvicinata non organizzata e meno gestita. Non mi pare però che i ristoranti e gli esercizi che assicurino posti a sedere nel rispetto dei protocolli debbano rientrare in questa categoria”. Qualora il governo si convincesse per una stretta, aggiunge, “va da sé che i settori che dovessero essere toccati da provvedimenti più restrittivi meriterebbero da subito misure di sostegno e ristoro”.

Tra le ipotesi di alcuni governatori c’è quella di fissare la serrata alle 24 e tutti sono d’accordo con l’introduzione di restrizioni più nette sulle modalità di consumo all’interno dei locali. Inoltre, le Regioni precisano che “le attività legate al benessere della persona non rientrano tra quelle interessate da eventuali provvedimenti”, mentre si ribadisce la volontà di condividere “interventi per rafforzare il ricorso allo smartworking” a partire dalla pubblica amministrazione”. Domani potrebbe esserci un nuovo incontro con i ministri Boccia e Speranza, che preveda anche la presenza di Azzolina e De Micheli per affrontare anche questione scuola e trasporti.

Dal canto suo la Regione Lombardia ha chiesto che venga evitato qualsiasi tipo di lockdown, anche parziale, delle attività produttive per scongiurare il rischio di dare un colpo fatale all’economia già provata dalla prima ondata di virus. Sulla scuola è stata ribadita la richiesta di puntare sulla didattica a distanza delle superiori e delle università e, in generale, sugli ingressi scaglionati per tutti gli studenti.

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