Nikos Michaloliakos, leader di Alba Dorata, il partito di estrema destra greco, è stato condannato a 13 anni di carcere con l’accusa di essere il vertice di “un’organizzazione criminale”. Tra le varie pene comminate ai membri della formazione, dopo cinque anni e mezzo di processo, c’è anche quella nei confronti di Yorgos Roupakias che dovrà scontare l’ergastolo per l’assassinio del rapper antifascista Pavlos Fyssas, nel 2013, davanti a un bar nel suo quartiere, Keratsini, alla periferia ovest della capitale. Un verdetto che arriva a pochi giorni da quello in cui la Corte d’Appello di Atene aveva bandito Alba Dorata.

La decisione ha dato vita a una vera e propria mobilitazione popolare, con almeno 15mila persone che nei giorni scorsi si sono radunate fuori dal tribunale, esultando appena saputo della sentenza della Corte d’appello di Atene. Dopo il verdetto sono scoppiati scontri davanti al palazzo di giustizia tra polizia e manifestanti: gli agenti hanno usato gas lacrimogeni e un cannone ad acqua per disperdere un gruppo di dimostranti che ha attaccato la polizia con bombe molotov ai margini della manifestazione. Nelle scorse settimane c’è stata una forte mobilitazione in tutta la Grecia perché si arrivasse a una sentenza di condanna che riguardasse l’intero movimento. “La gente vuole i nazisti in prigione”, si legge su numerosi cartelli.

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