-Il petrolio affonda a New York, dove le quotazioni sono arrivate a perdere più del 5%, sfiorando i 38 dollari al barile. Pesante anche il Brent, il greggio estratto nel mare del Nord che fa da riferimento per i due terzi degli scambi internazionali, che cede quasi il 4% a 40,4 dollari. Nell’ultimo mese il petrolio ha perso oltre il 10%, sui rinnovati timori per la diffusione del Covid e di fronte ad un’offerta che attualmente supera ampiamente la domanda. Basti pensare al settore aereo, grande consumatore di carburanti ottenuti dal petrolio, la cui attività è quasi azzerata. Le riserve si riempiono e martedì per di più la Libia ha segnalato un incremento della sua produzione a 270 mila barili al giorno.

Se duraturi, i nuovi cali, sono destinati a produrre effetti positivi sulle bollette di gas ed elettricità per cui sono state annunciati aumenti. Ma anche a rafforzare le spinte deflazionistiche dell’area euro, riconducibili in larga parte proprio a costi di energia e trasporti. Nel frattempo negli Usa si moltiplicano i fallimenti di compagnie che operano nello shale oil, una tecnica di estrazione del greggio in costante crescita (attualmente circa 12 milioni di barili al giorno negli Usa) ma redditizia solo se le quotazioni superano determinati valori (tra i 26 e i 50 dollari al barile a seconda dei giacimenti). Dall’inizio della pandemia sono 36 le compagnie del comparto finite in bancarotta.

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