Mancano pochi giorni al voto e in Liguria, ma il presidente uscente Giovanni Toti è già lanciato nell’organizzazione del brindisi con il quale, lunedì sera, si ritiene sicuro di festeggiare assieme ai suoi sostenitori la rielezione. I mesi persi dai vertici di Pd e M5s nello scegliere un candidato unitario sembrano aver logorato i potenziali elettori di un’area politica che pure, in Liguria, avrebbe ragioni per essere più unita di quanto non sia a livello nazionale.

Sull’uso politico delle emergenze – “Discutessero tra loro”. Così Toti ha liquidato le polemiche sul suo ostinato rifiuto al confronto pubblico con gli altri candidati: “Ho ben altro di cui occuparmi”. Il “ben altro” è l’emergenza Coronavirus che sta ricacciando la provincia della Spezia nell’incubo-lockdown. Covid che è stato tema di scontro elettorale, con critiche sul numero troppo basso di tamponi (l’intera Regione ne fa meno della sola provincia di Trento), sulla scarsa capacità di tracciamento dei contagi, sulla sottovalutazione dei rischi e su un uso poco efficiente delle risorse.

Tutte critiche che, dall’alto dei 20 punti di vantaggio su Ferruccio Sansa che gli accordano i sondaggi di inizio settembre, l’attuale presidente non degna della sua attenzione. Quello che il centrodestra ligure ha capito benissimo è che, se si riesce sapientemente a scansare qualsiasi corresponsabilità e gestire in prima persona finanziamenti e indennizzi governativi, il perenne stato di emergenza si può agevolmente trasformare in un’efficace fabbrica di produzione del consenso.

I danni causati dal dissesto idrogeologico, la luce riflessa offerta dalla ricostruzione-show del ponte Morandi (che Toti avrebbe preferito realizzare con Aspi) e la pandemia sono solo i tre esempi più recenti. Le disgrazie monopolizzano il discorso pubblico e chi detiene il potere gode di occasioni uniche di sovraesposizione mediatica, potendosi proporre come colui che cerca di risolvere i problemi mentre le forze di opposizione si vedono costrette a limitare le critiche, per non essere tacciati di disfattismo, condannandosi all’invisibilità politica.

Vista da vicino l’alleanza giallorossa sembra una “cosa vera” (malgrado tutto) – In Liguria la coalizione tra M5s, sinistra e Pd affonda le sue radici in cinque anni di opposizione fianco a fianco in consiglio regionale, teoricamente capace di far comprendere a tutti che uniti si può vincere, divisi si perde. Eppure questa auto-evidente banalità continua a non andare giù agli aspiranti Jep Gambardella della politica locale, che non sono in grado di “partecipare alla feste” nei panni di comuni “invitati”, ma preferiscono “avere il potere di farle fallire” se non possono aggiudicarsi le poltrone più ambite. Così lo stop a Sansa imposto da Renzi ha costretto il suo drappello ligure a ballare da solo, mentre in casa Cinque Stelle un’operazione simile l’ha provata a replicare l’ex-capo gruppo Alice Salvatore, che con il suo “Buonsenso” tenta di accaparrarsi il voto di “quel tipo di grillini” che, come lei, non hanno contestato il patto d’acciaio stretto con Salvini, ma si strappano i capelli all’idea di condividere un programma con il centrosinistra. Toti assiste compiaciuto a questo spettacolo certo che possa offrirgli ulteriori margini di vantaggio, mentre Ferruccio Sansa si consola nella convinzione (vedremo quanto fondata) che l’elettorato giallorosso dimostri vedute più ampie di quelle dei gruppi dirigenti di Pd e M5s e, anzi, vada a votare proprio per mandare un messaggio a chi alimenta beghe di partito “anche quando non ci sono ragioni programmatiche per farlo”.

I leader ci sono ma non si vedono – Sebbene l’indipendenza del candidato giallorosso dai partiti che l’hanno candidato lo esporrà facilmente a ricoprire l’ingrato ruolo di perfetto capro espiatorio in caso di sconfitta, i “big” dei partiti che lo sostengono sono arrivati uno per uno in Liguria per “metterci la faccia”. A tenerli nell’ombra, facendosi raggiungere durante le sue iniziative in giro per la Regione anziché organizzare incontri ad hoc è lo stesso Sansa, convinto che l’appoggio dei leader di partito sia meno importante degli eventi disseminati sul territorio pensati per esporre il proprio programma di “cura” e portare al voto gli indecisi. D’altra parte sembrerebbe che anche Toti si limiti a presenziare per “senso del dovere” alle scorribande liguri dell’esuberante duo sovranista Meloni-Salvini, con i quali non sembra entusiasta di dover dividere un successo elettorale che spera di guadagnarsi soprattutto con il risultato della sua lista arancione.

Dal canto suo Beppe Grillo sembra perseverare sulla linea di graduale distacco dalle vicende che riguardano la sua creatura politica pur trovandosi nel doppio ruolo di sponsor dell’alleanza giallorossa e vicino di casa di Ferruccio Sansa. Eppure un messaggio di sostegno del comico al candidato potrebbe fare la differenza: qualcuno dice che arriverà, anche se al fotofinish, ma al momento tutto tace.

Una campagna inconsueta tra mega-manifesti di berlusconiana memoria e iniziative non convenzionali – Le limitazioni anti-contagio hanno spostato la campagna elettorale dalle piazze ai social, Facebook e Instagram su tutti. Fuori dal web, la campagna di Toti è condotta principalmente sulle tv locali, dove non smette i panni di presidente della Regione e prosegue la “SpotPolitik” delle inaugurazioni in serie a cui in questi cinque anni ha abituato i liguri. Alle apparizioni televisive e all’uso salviniano dei suoi canali social, con polemiche alternate a selfie tra cibo e sostenitori, Giovanni Toti ha scelto di unire un impressionante dispiegamento di manifesti che promuovono “la lista del Presidente” in tutto il territorio. Diversa la campagna di Ferruccio Sansa, portata avanti con un manipolo di volontari e attivisti (capitanato dal giornalista di Repubblica Marco Preve) che ogni mattina partono dalla sede del comitato elettorale allestita al Circolo Autorità Portuale di Genova per raggiungere i paesi più disparati della Liguria. Un vero e proprio tour de force paese per paese, accompagnato dai candidati delle sue liste sul territorio, che gli espongono spunti e proposte e si occupano di organizzare i suoi incontri pubblici.

Una Regione in caduta libera, ma la rabbia cede il passo alla rassegnazione – Quando è stato eletto, Giovanni Toti ha dichiarato che avrebbe rivoluzionato le sorti della Sanità ligure. Cinque anni dopo la Corte dei Conti fotografa una situazione impietosa: “Nel 2019 la Regione Liguria presenta un disavanzo di 64 milioni, il peggiore dopo quello del Molise. Il sistema sanitario registra uscite che superano costantemente le entrate, con un costo pro-capite molto elevato a fronte di prestazione di media-bassa qualità”. Sembrerebbe che l’inseguimento del “Modello Lombardo” abbia condotto la Sanità ligure in un vicolo cieco. A queste carenze si aggiungono un’impressionante crescita delle disuguaglianze, i noti problemi alle infrastrutture che paralizzano il traffico (tutte le opere promesse sono ferme al palo), mentre sale il numero di giovani costretti a emigrare per cercare lavoro e chi resta non fa figli, con un tasso di anzianità della popolazione che rende la Liguria la regione più vecchia di tutta Europa.

Forse anche in relazione a questi dati di realtà (solo in parte dipendenti da chi amministra la Regione) la popolazione ligure primeggia a livello nazionale nelle classifiche sul consumo di anti-depressivi, specchio di una tendenza generalizzata alla rassegnazione.

Ora qualcosa di completamente diversoFerruccio Sansa propone un programma di governo completamente diverso da quello che i liguri hanno visto negli ultimi 20 anni, nei quali si sono alternati al governo centrodestra e centrosinistra, che con toni e sfumature diverse hanno sostanzialmente portato avanti una visione simile della sanità (da privatizzare pezzo per pezzo) e dello sviluppo della Regione. In un clima di precarietà generalizzata, quel “qualcosa di completamente diverso” rappresentato dall’alleanza giallorossa e dalla candidatura indipendente di Ferruccio Sansa sembra incutere in molti più timori che speranze. Al contrario la candidatura di Toti, che rilancia le politiche di questi anni ricoprendole di slogan ottimistici sul futuro, promette il mantenimento di equilibri consolidati e sembra riuscire a intercettare al meglio i sentimenti di prudenza e autoconservazione del suo elettorato.

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