Una fiduciaria panamense basata in Svizzera. I magistrati della procura di Milano hanno avviato una rogatoria nel paese elvetico: pm e Guardia di finanza vogliono seguire il flusso di parte degli 800mila euro incassati con l’affare del capannone venduto alla Lombardia Film Commission, la vicenda al centro dell’inchiesta che due giorni fa ha portato ai domiciliari tre commercialisti vicini alla Lega. Le indagini vogliono chiarire qual è la “destinazione finale” di parte della provvista (pare quasi 300mila euro) creata con la presunta operazione immobiliare illecita: il passaggio del denaro dall’Italia alla Svizzera e, in particolare, sulla fiduciaria panamense. L’inchiesta sul capannone di Cormano corre parallela a quella dei pm di Genova che continuano a indagare sull’ormai famigerato tesoretto di 49 milioni. Come i colleghi liguri, anche il procuratore aggiunto Eugenio Fusco e il sostituto Stefano Civardi si sono trovati davanti a un ginepraio di società, strutture complesse, triangolazioni ancora tutte da ricostruire.

“Non sono preoccupato“, ha commentato questa mattina Matteo Salvini ad Ariano Irpino, “non ci sono i motivi per esserlo”. Il leader della Lega, come emerge da un’informativa della Gdf agli atti delle indagini svelata oggi da Il Fatto Quotidiano, a fine maggio scorso a Roma ha partecipato a una cena con il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, il senatore Stefano Borghesi e soprattutto Andrea Manzoni, revisore contabile alla Camera per la Lega e arrestato due giorni fa nell’inchiesta milanese. “La Procura della Repubblica di Milano precisa che, nel corso di quell’incontro, non era attivo alcun captatore informatico“, ha fatto sapere questa mattina il procuratore Francesco Greco con una nota. Il trojan, nel corso delle indagini, era attivo sui telefoni del commercialista Michele Scillieri (anche lui ai domiciliari) e del presunto prestanome Luca Sostegni, non su quello di Manzoni. La ricostruzione dell’incontro romano è basata su altri elementi di indagine, come intercettazioni in cui si citano nomi di persone. “Per quel che mi riguarda quella cena non c’e mai stata”dice all’Ansa. Potrebbe esserci stata una cena con altri parlamentari della Lega? “Non posso sapere – replica Calderoli – quello che fanno gli altri. Per parte mia, non ho mai partecipato a una cena come mi viene attribuito”.

I tre commercialisti, prima solo indagati e ora finiti ai domiciliari con le accuse di peculato, turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, sono Alberto Di Rubba, Andrea Manzoni e Michele Scillieri. I primi due sono gli uomini ai quali il tesoriere della Lega, Giulio Centemero, ha affidato i conti del partito. E probabilmente pure quei due che Matteo Salvini oggi ammette di conoscere, considerandoli “onesti”: erano infatti il revisore legale del gruppo della Lega al Senato e il direttore amministrativo di quello alla Camera. Scillieri, invece, ha lo studio in via Privata delle Stelline 1, a Milano, dove ilfattoquotidiano.it ha scoperto che era stata domiciliata la sede fantasma della Lega per Salvini premier. Ieri l’ex ministro dell’Interno aveva espresso fiducia: “Siamo tranquillissimi, da anni cercano soldi in Russia, in Svizzera, a San Marino, in Lussemburgo, Liechtenstein, ma non ci sono. Conosco due delle tre persone, sono persone oneste, corrette e quindi dubito che abbiano chiesto o fatto qualcosa di sbagliato. Però, ho piena fiducia nella magistratura “. Anche oggi il leader del Carroccio ribadisce: “Non sono preoccupato per la semplice ragione che non ci sono i motivi per esserlo”. Oggi un altro esponente leghista ha commentato gli arresti: “Conoscendoli io ho fiducia in loro e quindi ho fiducia nella giustizia” ha detto il vice segretario della Lega, Giancarlo Giorgetti.

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