Nuova offensiva da parte di Google nei confronti dei cosiddetti contenuti d’odio, che diffondono messaggi di intolleranza e violenza sul Web. Da un report pubblicato da Privacy Internet Access – società che fornisce servizi di rete privata virtuale personale open source – il colosso di Mountain View avrebbe infatti dato un ultimatum agli sviluppatori di diverse app Android che fanno parte del cosiddetto “fediverso”: una settimana per moderare i contenuti o essere rimossi dal Play Store.

Per fediverso si intende un gruppo di server interconnessi utilizzati per la pubblicazione web di contenuti di nicchia, e divenuti piuttosto famosi per essere di fatto covi di estremisti di tutti i tipi, che utilizzano il fediverso per offrire accesso a contenuti d’odio. Sostanzialmente si tratta di una scappatoia per siti la cui reputazione è talmente compromessa che i tradizionali servizi di hosting si rifiutano di ospitarne i contenuti. Tra le app Android contattate da Google ci sarebbero realtà ben conosciute come Fedilab, Husky e Subway Tooter, che consentono agli utenti di connettersi a contenuti di odio generati da altri utenti.

Foto: Depositphotos

L’iniziativa di Google però non ha mancato di sollevare anche critiche da parte di attivisti preoccupati per un’eccessiva censura, basandosi su un semplice principio, ossia che il responsabile dei contenuti sia il server e non il client che consente l’accesso e che quindi bannare queste app dal Google Play Store sarebbe come bannare un qualsiasi web browser perché può essere utilizzato potenzialmente per accedere a contenuti d’odio.

In verità il paragone sembra un po’ azzardato in quanto il Web, nel suo insieme, è talmente ampio da ospitare di tutto, mentre il fediverso, anche se non composto unicamente da contenuti che incitano a odio, violenza e intolleranza, annovera per la maggior parte pagine di questo tipo.

Il problema è dunque sempre lo stesso: la differenza tra un’opinione legittima per quanto estremista e l’incitamento all’odio è spesso assai sottile e i colossi del Web si trovano quindi a barcamenarsi tra le accuse di non fare nulla o di fare troppo, procedendo su una lama di rasoio, senza avere una chiara giurisprudenza di riferimento. La situazione specifica al momento è comunque ancora ferma, le app sono ancora presenti sul Play Store e Google, interrogata in merito dai colleghi di Engadget, non ha ancora rilasciato alcun commento ufficiale.

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