di Anna Maria Giannini

Lunedì 3 agosto Viviana Parisi con il piccolo figlio Gioele di 4 anni esce dopo avere detto al marito che sarebbe andata a Milazzo per acquistare le scarpe al bimbo.

Da allora una serie di eventi, che la cronaca ha reso noti con dovizia di particolari, hanno precipitato Daniele Mondello, marito di Viviana e padre di Gioele in un incubo senza fine.

Nella condizione umana il tema del lutto rappresenta l’esperienza più dolorosa, difficile da accettare e complessa da elaborare. Quando poi la morte riguarda persone giovani, addirittura un bambino, il dramma assume proporzioni immani.

Nel caso di Daniele Mondello il dolore inimmaginabile di avere perduto moglie e figlio allo stesso tempo, di vedere dunque distrutta la sua famiglia, si accompagna alla dimensione inquietante delle circostanze e dalle tante domande senza risposta.

Si parla spesso di elaborazione del lutto, talvolta in modo impreciso, ritenendo che l’elaborazione abbia inizio immediatamente dopo l’evento, questo è possibile nei casi in cui per esempio la morte di un proprio caro avviene dopo lunga malattia in età molto avanzata; caso in cui la persona ha potuto costruire una forma di adattamento, per esempio facendo riferimento alla durata del ciclo di vita: perdere i genitori ultranovantenni consente una elaborazione decisamente diversa da quella che occorre costruire quando si perde un figlio, o la propria compagna/o in età precoce.

Nel caso in oggetto la morte di Viviana Parisi e di Gioele è stata improvvisa e circondata da una serie di interrogativi che stanno via via trovando risposte.

Daniele Mondello si è trovato nei primi momenti a confrontarsi con la scomparsa di Viviana e Gioele senza che fosse per lui possibile comprendere cosa fosse veramente accaduto; nel frattempo era esposto a informazioni, attraverso i canali mediatici, delle più svariate congetture (criminologi, esperti, giornalisti, opinionisti, persone intervistate); ha visto scavare nella sua vita familiare (andavano d’accordo? Viviana aveva problemi psicologici? Era in cura? Come mai era uscita con il bambino ecc.) e negli aspetti più privati della vita di Viviana.

Il tempo in cui la famiglia di Viviana e Gioele non ha avuto notizie certe “è un tempo infinito”. Da un punto di vista psicologico quando si teme per la vita dei propri cari o quando si cercano motivazioni e chiarezze il tempo di attesa si percepisce come infinito e si accompagna ad un dolore quasi impossibile da sopportare e gestire. Non viene lasciato lo spazio e la necessaria privatezza che possano consentire di trovare la strada per convivere con quel dolore lancinante perché si ha la “pena accessoria” di doversi difendere da quanto viene, talvolta senza cautela, dichiarato pubblicamente: per esempio le ipotesi sulle modalità della morte di Gioele e quanto è accaduto al suo corpicino.

Queste sono notizie che Daniele Mondello dovrebbe ricevere in assoluta privatezza, con accanto i suoi cari e uno psicologo a disposizione se lo desidera.

Stiamo parlando di una vittimizzazione secondaria: all’essere vittima perché ha perduto i suoi affetti più cari, si aggiunge l’essere vittima dell’assenza di rispetto per la sua condizione e per la memoria di Viviana e Gioele.

Per una persona è già difficile accostarsi al concetto di morte di una giovane donna e di un bambino, ancora di più è difficile accostarvisi unitamente all’aspetto che è stato ipotizzato, di suicidio e omicidio. Tutto questo, in condizioni di incertezza perché gli inquirenti e i medici legali sono ancora al lavoro per delineare un quadro di risposte affidabili, costringe continuamente Daniele e i familiari, a combattere una realtà per loro inaccettabile e a costruire continui dolorosissimi modi di adattamento.

Il compito che attende la famiglia di Viviana e Gioele è difficilissimo. Hanno bisogno di certezze e hanno bisogno che tali certezze arrivino da fonti esperte nella modalità appropriata. Hanno bisogno di essere lasciati a costruire il loro percorso di dolore, dolore con il quale sono e saranno costretti a convivere e che in futuro, quando la mente potrà farlo, potranno affrontare attraverso opportune forme di elaborazione.

Adesso dobbiamo proteggerli da narrazioni e immagini che potrebbero ostacolare in modo gravissimo questo necessario percorso.

Viviana e Gioele sono ancora presenti, per i loro cari con i loro sorrisi, con le tante caratteristiche che li avranno resi unici. A Daniele Mondello e ai famigliari dobbiamo l’attenzione ai loro tempi psicologici e dobbiamo offrire loro aiuto e sostegno.

A Gioele e Viviana dobbiamo rispetto.

* Psicologa e psicoterapeuta

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