Andrea Pirlo, Juventus. Rino Gattuso, Napoli. Pippo Inzaghi, Benevento. Tre campioni del mondo 2006 ad allenare nel prossimo campionato di serie A. Potevano essere quattro, se il Frosinone di Alessandro Nesta avesse battuto in finale playoff lo Spezia. Ivano Bordon li ha conosciuti bene in Nazionale, era nello staff di mister Lippi come allenatore dei portieri. Bordon è stato campione del mondo due volte nella sua carriera, nel 1982 era nella rosa di Bearzot a fare il vice di Zoff. Allora non c’era nemmeno il preparatore, i portieri venivano allenati un giorno da Azeglio Vicini, l’altro da Cesare Maldini.

Bordon, parliamo dei campioni del mondo diventati allenatori.
Sono contentissimo che siano riusciti a esprimere le loro qualità. Quello era un gruppo solido, composto da uomini con la testa ben salda sulle spalle. Si riesce a vedere se un giocatore ha l’inclinazione per trasformarsi in allenatore. Anche se poi ovviamente ci possono essere sorprese. Ma Gattuso, Inzaghi e Nesta hanno già dimostrato di saper gestire il gruppo e di dare un gioco alla squadra.

Di questi tre quello su cui avrebbe messo la mano sul fuoco?
Gattuso. Ero sicuro che sarebbe diventato un ottimo allenatore.

Inzaghi?
Stava attentissimo a tutto quello che doveva fare dentro e fuori dal campo.

Pirlo?
Come opinionista televisivo mi è sembrato avere le idee chiare. Gli auguro di fare bene.

Nesta?
Ragazzo posato. In loro c’erano atteggiamenti e personalità per poter sfondare una volta chiusa la carriera da calciatori.

Il più lippiano di questi?
Non è facile rispondere perché tutti questi hanno avuto tanti bravi allenatori, in Nazionale e non. Da tutti avranno imparato qualcosa. Uno quando smette e inizia a fare l’allenatore, va con la mente su chi lo ha allenato e prende un po’ da tutti.

Bordon, ha 69 anni. In questo momento è fermo. In futuro?
Ho già dato. Quello del preparatore è un ruolo fisico, dello staff tecnico è quello che fatica più. Oggi mi piacerebbe lavorare con i ragazzini o fare l’osservatore per una prima squadra.

Sarebbe bello che uno di questi ragazzi la chiamasse.
Sì.

Quali sono gli allenatori che segue con maggiore attenzione?
Non da quest’anno, Gasperini. Lo conosco bene da quando lavorava alla Juventus. Mi piace molto anche De Zerbi. Il calcio italiano ha buoni allenatori che sanno dare un gioco alla propria squadra. Esiste ancora una scuola. Se uno ha un certo tipo di gioco in testa, non deve adattarsi mai alle mode del momento. Ma avere la sua personalità. È l’unico consiglio che posso dare ai ragazzi che abbiamo nominato prima. Anche se non hanno bisogno di consigli.

Gli eroi del 1982 non hanno mai invaso le panchine della serie A come quelli del 2006. Sono stati meno bravi o meno fortunati?
Zoff, Cabrini, Gentile, Tardelli, Marini… ce ne sono stati tanti che hanno dimostrato la propria bravura. Hanno fatto per esempio un’ottima carriera federale.

Di quelli del 2006, Buffon è l’unico ancora in campo?
Finché se la sente di restare sul tappeto verde, fa bene a continuare. Sono contento per lui. Non farà l’allenatore dei portieri. Ma il dirigente o il primo allenatore.

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