A pochi giorni dalla chiusura delle liste per le elezioni regionali 2020, fissate a fine settembre, il premier Conte aveva fatto appello a Pd e M5s, tramite Il Fatto Quotidiano, di non “sprecare la grande occasione” di un’alleanza. Parole rafforzate dal voto del 14 maggio su Rousseau con cui gli iscritti al Movimento hanno dato il via libera proprio alle intese locali con i partiti, mandando un segnale di distensione ai dem. Ma ora il capo politico reggente Vito Crimi spegne le aspettative del presidente del Consiglio e ridimensiona la portata di quel voto. “Non si tratta di sprecare un’occasione, perché non c’è, altrimenti l’avremmo colta al volo. Noi abbiamo il massimo rispetto del territorio. Dove abbiamo fatto opposizione fino a ieri, è difficile immaginare un percorso insieme”, dichiara al Corriere della Sera. E per sgombrare il campo da dubbi, Crimi si fa ancora più esplicito. Tra Pd e M5s “non c’è alleanza strutturale“.

Una doccia fredda per chi sperava, come il premier Conte, in una “sinergia anche a livello territoriale” tra le forze che sostengono il governo. Pure il ministro Luigi Di Maio, alla luce del risultato su Rousseau, aveva parlato di “una nuova era per il Movimento 5 Stelle nella partecipazione alle elezioni amministrative”. Suggellata da un patto di non belligeranza con i dem sul fronte giudiziario (entrambi gli schieramenti hanno rinunciato alle cause che li vedevano contrapposti). Nell’intervista al quotidiano di via Solferino, Crimi detta la nuova linea – spalleggiando chi sul territorio è contrario all’alleanza – e spiega perché, ad oggi, lo scenario ipotizzato da Conte è impossibile. In Marche e Puglia “la questione è chiusa da tempo”, dice. “Lì abbiamo fatto un’opposizione ferma e un’alleanza è infattibile“. Di fronte al rischio di una sconfitta, il capo politico pentastellato dice: “Noi non governiamo in quelle regioni. Sarebbe il Pd a perdere e in tal caso dovrebbe farsi una domanda su come hanno governato finora. Avrebbero dovuto darci retta prima”. Una posizione lontana anche da quella fatta trapelare nei giorni scorsi dal fondatore Beppe Grillo. “Beppe non ha mai nascosto le sue idee”, chiarisce il capo politico. “Come Conte, auspicava una convergenza. Mi ha chiesto perché Puglia e Marche no, ma gli ho spiegato perché era impossibile e non ha insistito“.

Crimi chiarisce quindi la natura della consultazione indetta su Rousseau a ridosso di ferragosto. Il voto sulla piattaforma è stata deciso “perché ho ricevuto richieste da quattro comuni che hanno presentato un progetto”. Sul tavolo, insomma, a suo dire non c’era alcuna ipotesi di alleanza con i dem per le regionali: “Assolutamente no“. E aggiunge: “Qualcuno poteva parlare anche di alleanza strutturale con la Lega. Ma non l’abbiamo fatta e non la facciamo oggi, perché siamo nati per combattere il sistema dei partiti e vorremmo aiutarli a migliorarsi”. Nel corso dell’intervista al Corriere, però, il reggente del Movimento fa una concessione ai dem. “Forse con il Pd ci sono più somiglianze, anche se ci sono distinguo non indifferenti”. E su Bibbiano aggiunge: “Forse abbiamo esagerato nel generalizzare fatti specifici attribuendoli a tutto il Pd”.

In chiusura, Crimi fa poi un assist a Davide Casaleggio, di recente al centro delle critiche anche all’interno del Movimento. “Davide è un pilastro, è come un fratello fondatore dei due padri fondatori”, spiega. A chi gli contesta il fatto di avere in mano le liste degli iscritti, Crimi chiarisce che “le liste le ha il capo politico e le gestisce tramite Rousseau”. Polemiche a parte, assicura che il governo “sicuramente dura per la legislatura. Nessuno poteva governare senza di noi”.

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